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(Don't be afraid)
di Roberto Bignoli
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Tazebao

Cantico dell’anima che si rallegra di conoscere Dio per fede

La sorgente ben so che emana e scorre,
anche se è notte.

1 - Quella fonte eterna sta nascosta,
ma io so ben dove sta riposta,
anche se è notte.

2 - Sua origine non so,ché non ne ha,
ma ogni origin so che da essa viene,
anche se è notte.

3 - So che esister non può cosa sì bella,
e cielo e terra bevono di quella,
anche se è notte.

4 - So che suolo in essa non si trova
e che nessuno di guardarla prova,
anche se è notte.

5 - La sua chiarezza mai viene offuscata,
ed ogni luce so che è da lei venuta,
anche se è notte.

6 - Così abbondanti son le sue correnti,
che inferno, cielo irrigano e le genti,
anche se è notte.

7 - Il ruscello che nasce dalla fonte
so ben essere capace e onnipotente,
anche se è notte.

8 - La vena che da queste due procede
so che da nessuna di esse è preceduta,
anche se è notte.

9 – Codesta fonte eterna sta nascosta
in questo vivo pan per darci vita,
anche se è notte.

10 - Qui se ne sta, chiamando le creature,
che dell’acqua si sazian anche se al buio
perché è notte.

11 – Cotesta viva fonte che io bramo,
in questo pane di vita io la vedo,
anche se è notte.

(San Giovanni della Croce)

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Avevo ucciso Dio

Intervista al noto commentatore della tv irlandese John Waters che racconta il ritorno alla fede e l’emersione dalla cultura dominante

Amico degli U2, già legato alla star Sinead O’Connor, ora afferma: «C’è qualcosa di sbagliato in una visione culturale che schiaccia colui che cerca la via per l’Infinito»

L'Irlanda, paese considerato 'tout court' cattolico, è un esempio emblematico di un certo cattolicesimo 'popolare', ma stretto nella morsa di una tradizione che non interloquisce più con il popolo e un mainstream culturale progressista, che svilisce la religione nel suo afflato di verità. In questa tenaglia è caduto (ma si è pure liberato), John Waters, uno dei giornalisti e commentatori più apprezzati a Dublino, arrivato a scrivere dopo un’esistenza avventurosa in cui ha fatto diversi lavori manuali (magazziniere, benzinaio, …).

Quella di Waters è una vita «da profugo a pellegrino », come recita il sottotitolo della sua appassionante autobiografia Lapsed Agnostic , sentenza che gioca sull’ambiguità del termine 'lapsed', 'rinnegato', usato di solito da chi si allontana dalla fede.

Nella vicenda di Waters si nota la parabola di molta intellighenzja europea rispetto al cattolicesimo, transitata dagli sberleffi giovanili del ’68 alla sofferta decisione di ritornare a casa:

«Mi ha colpito molte volte il pensiero che nasciamo con un senso di Dio, ma poi veniamo convinti dal mondo e da noi stessi che è troppo bello per essere vero. Ci vogliono anni di punizione per ridurci a una condizione a causa della quale non ci viene lasciata altra opzione se non quella di riscoprire questo senso perduto ».

Il j’accuse di Waters è ferocemente ironico verso quella che lui chiama 'generazione Peter Pan', gli ex sessantottini ora ascesi nelle stanze del potere, culturale, mediatico, politico. Per i quali

«Dio, essendo loro imposto da una generazione che sono giunti a disprezzare, dovrebbe essere abolito».

Così nascono altri idoli, ad esempio «l’ossessione per la giovinezza» o la «cultura orizzontale» invece di quella «verticale », basata solo su «musica pop, film, televisione». Ma la morte di Dio, o meglio «l’assassinio di Dio perpetrato nella cultura post­sessantottina», non ha liberato l’uomo:

«La responsabilità grava solo sulle mie spalle, e questo mi provoca un’ansia e una paura così intollerabili che non sono capace di fare neanche le cose più ordina­rie senza incappare in ulteriori fonti di stress ... Benché godiamo di una maggiore ricchezza, di cu­re sanitarie più avanzate, di un ambiente più sicuro e di un assortimento di congegni risparmia-fatica più vasto che mai, una serie di ansie ostacola la crescita della vera soddisfazione. Enormi guadagni in termini di ricchezza materiale non hanno conseguito alcun aumento significativo di felicità».

L’angoscia, per Waters, ha avuto il volto della dipendenza dall’alcol fino ai 35 anni:

«Tutti gli alcolisti hanno ceduto alla tentazione di togliere Dio dal Suo trono e di sedercisi loro».

Dal rifiuto della bottiglia per Waters è iniziato un cammino di conversione che l’ha portato a una drammatica confessione di fede:

«La mia esperienza mi dice che possiamo giungere a Dio solo non credendo in Lui. Possiamo trovarLo solo quando lo abbiamo rifiutato e siamo tornati, abbattuti, alla disperata speranza di esserci sbagliati».

Dalla sua esperienza Waters trae poi linfa per nuovi giudizi circa il valore pubblico della religione.

Ne è prova Soggetti smarriti, un poderoso saggio in cui Waters riflette su «come siamo diventati troppo intelligenti per ricercare Dio e il nostro stesso bene ».

L’autore prende a testimone il grande dissidente cecoslovacco Vaclav Havel, il quale soleva dire:

«Io ho la fede, una condizione di apertura costante e produttiva, un continuo interrogarsi, il bisogno di 'sperimentare il mondo' ancora e ancora».

Come i credenti devono rispondere alla sfida di un mondo post-secolare? Andando «oltre la consolazione» (titolo originario del testo di Waters) e offrire la speranza:

«C’è qualcosa di sbagliato nella nostra cultura se consente a qualcuno di rivendicare come razionalità superiore una interpretazione della realtà basata solo sullo scetticismo, sul pessimismo, sul cinismo e sulla disperazione. Ogni giorno questo rumore di fondo culturale schiaccia l’individuo in cerca di una via per esprimere la sua dimensione infinita. Il risultato è una popolazione che ha fame di qualcosa che non sa più esprimere, avendo perso le parole con cui sperare».
(tratto da Lorenzo Fazzini: "Avevo ucciso Dio sull'altare del '68" in Avvenire 27/11/2010)

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