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L'eremita e il teologo
"Un celebre teologo va a visitare un esperto e vecchio eremita di nome Poemen.
Il teologo espone al monaco la sua visione spirituale, la sua riflessione sulle realtà celesti e sul mistero del Dio Trinità. Si intrattiene con lui per comprendere maggiormente il mistero di Dio. Poemen lo ascolta con attenzione e garbo senza dire una parola.
Il suo silenzio spazientisce il teologo che decide di andarsene.
Allora il suo accompagnatore si avvicina a Poemen e gli dice: "Padre, questo grande uomo, che tanta considerazione ha nel suo paese, è venuto qui per te. Perché non vuoi parlare con lui?".
Il vecchio risponde: "Lui abita lassù in alto e dice cose celesti, mentre io appartengo alla schiera di quelli che stanno sotto e mi occupo solo di cose terrene. Se avesse parlato delle passioni dell'anima, gli avrei risposto volentieri. Ma se parla di cose spirituali, non le capisco".Il discepolo di Poemen riferisce all'ospite stizzito: "II vecchio non ama parlare delle cose dello spirito, ma se qualcuno parla con lui delle passioni dell'anima gli dà risposta".
Il teologo ne fa tesoro, entra da Poemen e gli dice: "Che devo fare quando in me prendono il sopravvento le passioni dell'anima?".
Allora il vecchio lo guarda con il volto pieno di gioia e gli replica: "Adesso sei venuto a me nel modo giusto, ora apri la tua bocca e io la riempirò di cose buone".
Il teologo ne ricavò grande vantaggio al punto da affermare: "È proprio questa la strada giusta!". E tornò al proprio paese, ringraziando Dio per essere stato trovato degno di incontrarsi con un santo" (Apophtegmata patrum: Poemen 8).
L'antico eremita sa parlare, più che di cose spirituali, delle passioni dell'anima, cioè di tutto quello che è il vissuto personale con le sue tensioni, le sue possibilità, le sue emozioni, i suoi conflitti, le sue ferite.
È un po' come se dicesse: "Prima di parlare di Dio cerca di farne esperienza e per farne esperienza cerca di conoscere te stesso".
Di ciò è persuaso anche Sant'Agostino: "Che io conosca me, Signore, per conoscere Te!".
Ma era già la convinzione di Paolo: "Mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,10).
La via che conduce a Dio passa per le debolezze, per l'impotenza, le passioni, gli istinti, i bisogni e i desideri... passa per le ferite. Posso conoscere Dio stesso e scoprire la volontà che lui ha su me attraverso di esse.
Dice ancora un altro monaco, Isacco di Ninive (secolo VII): "Cerca di entrare nel tesoro che sta nel tuo intimo e vedrai il tesoro celeste! Infatti questo e quello si identificano. Entrando in te stesso li vedrai tutti e due! La scala che porta ai regni del cielo sta nascosta in te, nella tua anima. Immergiti in te stesso e fuggi il peccato e troverai scale per le quali riuscirai a salire"
(Cit. in A. GRUN, Il cielo comincia in te, Queriniana, Brescia 1998, 27).






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