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Il Padre nostro presentato ai giovani
Intervista a Pino Fanelli
(di Paola Fosson)Ogni espressione del Padre nostro viene presentata attingendo alla parola di Dio e alle esperienze che caratterizzano il mondo dei giovani dal punto di vista psicologico, sociale e spirituale.
Ogni capitolo presenta i seguenti paragrafi:
- Approfondimento del tema
- Attualizzazioni,
- Per riflettere
- Preghiera
- La parola si fa musica
- SMS per la vita.
Rivolgiamo qualche domanda a Pino Fanelli in occasione dell'uscita del suo nuovo libro Il Padre nostro: la preghiera di Gesù.
Le nuove generazioni come considerano Dio? Riescono a percepirlo come Padre? Quale padre?
Credo che non si possa fare un discorso che valga per tutti. C'è una fascia di giovani, minoritaria, che considera Dio un valore importante per la propria vita. Un Dio che spesso hanno incontrato in esperienze ecclesiali nuove [...] che offrono una spiritualità forte e un modo di esprimere la fede che esce dai vecchi schemi, mostrando un'immagine di chiesa più giovane ed effervescente.
Il trend generale, però, è un altro. Per la maggioranza dei giovani Dio non è un valore importante che incide concretamente nella vita, anzi è solo un "guastafeste" che attraverso la chiesa impone una morale che limita la libertà personale. Per questi è difficile vedere Dio come un Padre, anche perché nella nostra epoca questa figura è stata messa fortemente in discussione poiché evoca un'immagine negativa e opprimente.
Come conseguenza ne è scaturito un rifiuto di Dio come Padre e della pratica religiosa che si manifesta oggi in un atteggiamento di diffusa indifferenza verso l'esperienza di fede, bene espressa da Giovanni Paolo II nell'espressione: "vivere come se Dio non esistesse".
Perché è importante che i giovani mettano Dio al centro della propria vita, e delle proprie scelte?
La nostra vita esce dalle mani di Dio (è lui che ci ha creati) e va verso l'abbraccio di Dio. Per cui non si comprenderebbe fuori di questo disegno. È importante che i giovani prendano coscienza di questa realtà fondamentale. La vita acquista senso e trova la sua piena realizzazione solo in questo progetto di amore che Dio ha preparato per ognuno. Ai giovani oggi è chiesto di fare la scelta fondamentale di Dio. E questo significa orientare le proprie scelte in quella che è la volontà di Dio, remando a volte controcorrente senza lasciarsi condizionare dalla regola del "tutti lo fanno".Come comunicare Dio ai giovani oggi?
Per me ci sono cinque modi prioritari per comunicare Dio ai giovani oggi. Il primo è quello di accogliere i giovani così come sono, senza attaccare etichette e pronunciare giudizi affrettati, fondati spesso su stereotipi e luoghi comuni. Quando un giovane si sente accolto e trova intorno a lui persone capaci di ascoltarlo si apre più facilmente al dialogo con libertà e fiducia. Gesù faceva così con tutti... basta sfogliare le pagine dei vangeli! Il secondo modo è quello di portare i giovani all'incontro con la Parola, perché in essa Dio continua a parlare all'uomo di oggi. La Parola ha il potere di interrogare, di mettere in discussione fino a provocare un cambiamento di rotta. Il terzo modo è quello di dare vita a comunità che vivono la freschezza dello Spirito, la gioia dell'appartenenza e la solidarietà fraterna dove i giovani si sentano a loro agio e sentano di essere "a casa" e non degli estranei. Il quarto modo è quello di essere presenze significative all'interno della chiesa e della società, per contagiare, con la nostra testimonianza di fede, i giovani che incontriamo. Infine è importante anche valorizzare l'ambito dei mezzi della comunicazione sociale per la trasmissione della fede ai giovani, utilizzando tutti i linguaggi che la nostra società multimediale ci offre con l'obiettivo di portare i giovani stessi ad essere a loro volta protagonisti dell'annuncio di Dio ai loro coetanei.
La preghiera del Padre nostro parla anche di peccato e di misericordia di Dio. Come vivono i giovani questa dimensione?
Nella nostra società il senso del peccato e la pratica del sacramento della riconciliazione sono fortemente in crisi. La "cultura del relativo", che non dà spazio a valori trascendenti e per la quale tutto è lecito, ha portato a legittimare ogni scelta dell'individuo al di là di ogni criterio di bene o di male. Il risultato è quello di un malessere dei giovani di oggi che si esprime spesso in un vuoto interiore. È importante aiutare i giovani a capire che finché non prendiamo coscienza di quello che siamo davanti a Dio -un misto di bene e di male- e finché non ci riconciliamo con noi stessi non usciremo fuori da questo tunnel e non guariremo da questo tarlo che ci logora dal di dentro. La "terapia" giusta è lasciarsi amare da Dio, fare l'esperienza dell'amore perdonante di Dio. Le comunità cristiane hanno la grande responsabilità di portare i giovani alla riscoperta della misericordia di Dio.Lei da molti anni è impegnato con i giovani, anche attraverso le canzoni. Secondo lei i giovani sanno cogliere la portata del messaggio che è contenuto nelle parole di un brano, o si fermano solo alla musicalità?
Su questo argomento ho pubblicato un libro "Se bastasse una bella canzone - I messaggi dei cantautori ai giovani" , (Elledici), in cui partendo da una prospettiva cristiana di lettura della realtà e dei dubbi posti dai cantautori, invito i giovani a porsi criticamente di fronte alle parole, aiutandoli a superare la naturale tendenza a prediligere la melodia, per scavare invece in profondità nel testo. L'obiettivo è quello di acquisire un senso critico per discernere quello che di positivo e di negativo emerge dalle canzoni. Anch'io sono un cantautore e nei miei concerti in giro per l'Italia do molta importanza al messaggio delle canzoni che prima dell'esecuzione spiego filtrandolo attraverso la mia esperienza di fede. Poi è anche bello che la musica, con i suoi suoni e il suo ritmo, coinvolga anche il corpo facendo sì che il movimento e la danza siano la risposta condivisa a un messaggio prima annunciato.







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