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Violenza e religione

di Carlo Molari

In questi tristi giorni, nei quali la violenza del mondo sta assumendo forme inedite e produce stragi immani, numerosi sono coloro che sentenziano sulla fede in Dio come radice di ogni violenza o sul monoteismo come ragione del fanatismo fondamentalista. C'è chi ha richiamato la storia delle violenze religiose e ha fatto lunghi elenchi degli ammazzati in nome di Dio.

La religione è certamente implicata in questi tragici fatti, come lo era nelle crociate e nelle violenze dei secoli scorsi.

Ma occorre ricordare che la violenza ha caratterizzato la storia umana molto prima che sorgessero le religioni e ha assunto forme devastanti anche là dove l'ateismo aveva cancellato ogni espressione religiosa.

Gli uomini si sono specializzati in violenze esercitate per più di almeno 90 mila anni in bande di raccoglitori e cacciatori e poi come pastori e agricoltori.

Quando la violenza utilizza la religione ai suoi scopi assume forme sacre e devastanti. Il Dio violento delle religioni è l'immagine che gli uomini sono riusciti ad esprimere in una infantile e immatura esperienza di fede, nelle approssimative attività di una religione molto immatura.

Questo vale anche per il cristianesimo. L'esigente messaggio del Vangelo delle beatitudini, dell'amore per i nemici non è ancora stato accolto e i cristiani (per la forza della aggressività che ancora caratterizza le persone e che non sempre la pratica religiosa riesce a gestire) si sono macchiati di crimini insensati e assurdi lungo i due millenni della loro storia. Oggi per fortuna non lo fanno più in nome di Dio. Ma la tentazione è grande.

Forse l'attuale è una di quelle situazioni drammatiche nelle quali all'umanità è reso possibile un salto evolutivo. L'umanità è in processo e si trova in una situazione mai fino ad ora vissuta. Sono richieste qualità nuove e sono da inventare nuove regole di comportamento.

È questo il tempo dei profeti, il tempo nel quale le religioni possono esercitare la loro funzione salvifica. Le qualità inedite necessarie per vivere questa particolare stagione storica potranno emergere e fiorire solo se vi sono comunità pronte a creare il clima fecondo necessario.

Se l'occasione passa invano, la tragedia può diventare immane, senza misura. La speranza risiede nei santi, perché solo attraverso comunità di vita intensa, l'azione di Dio può esprimersi in modo efficace e suscitare creature nuove.