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Chi ha paura del grande centro?
Seconda parte
di Matteo Dellanoce
Ecco il seguito della riflessione di Matteo Dellanoce sull'ipotesi di un "grande centro" che possa coagulare attorno a sé le forze cattoliche, impegnate a portare nella vita politica quegli ideali irrinunciabili del Vangelo che stanno anche alla base della vita e della dignità della persona umana.
E' da sempre stata una necessità, sia per la destra sia per la sinistra, sposare il centro. Entrambe storicamente ancorate ad esperienze totalitarie ed illiberali quali il fascismo ed il comunismo hanno visto ed ancor oggi vedono l'area centrista come lo strumento di purificazione delle proprie ideologie.
La catarsi serve per "sfondare al centro" considerato come cuore ondivago e spoliticizzato della società: il moderato come condicio sine qua non per la vittoria elettorale.
All'interno di questo gioco delle parti il centro diviene anche medium che mette in contatto la destra e la sinistra: si perdono, così, le peculiarità dei soggetti politici.
Si assiste ad una manipolazione democratica della società: la destra che scimmiotta la sinistra, la sinistra che scimmiotta la destra ed il centro che sparisce fagocitato un po' di qua ed un po' di là.
Questa manipolazione genetica in provetta della politica ha generato alcuni fenomeni che oggi appaiono ancor più evidenti: la nascita o, in alcuni casi, la rinascita degli estremismi, la non partecipazione alla vita politica delle persone ma, ancor più grave, l'assenteismo elettorale.
Si assiste così ad un fenomeno preoccupante: sempre meno demos (popolo) con un Kratos (potere) che si eleva sempre più sulla società avvicinandosi all'autoritarismo, vera anticamera del totalitarismo.
Non è quindi una questione di democrazia imperfetta ma di assenza di democrazia, quindi di regole.
Buon gioco hanno gli -ismi nel prender piega nella società.
Estremismo è per me una pura, istantanea, vitalistica ed emozionale adesione ad un feticcio (il regionalismo) ad un totem (l'anarco comunismo) ad un tabù (l'individualismo anarcoide). Da una parte eccesso di regole dall'altra assenza di regole.
Il manicheismo ideologico degli -ismi ha portato, porta e porterà all'ingovernabilità.
Entrambi i poli che si sono costituiti hanno visto, vedono e vedranno bloccate quelle riforme sia culturali sia economiche che un governo privo degli -ismi può e deve attuare.
Fatto salve alcune questioni di stampo socialista che caratterizzano l'ala moderata degli -ismi ( come AN e DS) la maggioranza spaccata, il centro, si vede dominata dalle ali ultrà della coalizione.
In questo imperfetto bipolarismo il centro è moglie e madre pronta per essere tradita. I divorzi Bossi Berlusconi prima e Bertinotti Prodi poi hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni della politica italiana.
Questi divorzi hanno visto la nascita di quei PACS governativi che sono stati i governi dei tecnici.
Uso il filosofo danese Kierkegaard per meglio descrivere questa situazione:
"I rivali come in un gioco si sorvegliano invece di rapportarsi in tensione (...) Presenti oppure assenti, i rapporti non si manifestano nella loro pienezza, quanto piuttosto in una specie di continuità strascicata ed intorpidita" che genera una finzione ed intanto si lascia sussistere tutto ma rendendolo capziosamente privo di senso".Il centro, martoriato prima a livello giudiziario poi politico ha perso la sua capacità di essere sintesi, comunione di quel mondo moderato laico e cattolico che ha rappresentato ed ancor oggi, secondo me, rappresenta la maggioranza del paese.
La continua ricerca del compromesso sia sul piano procedurale sia sul piano valoriale ha portato alla nascita degli altri due -ismi:
- - l'assenteismo elettorale
- - e la morte della partecipazione della società civile alla politica.
La Palude consociativa parlamentare ha creato disinteresse sia nel momento della scelta sia nel momento della partecipazione.
E' evidente l'ossimoro: mentre cerchiamo di esportare il modello democratico a chi è vessato da teocrazie o dittature perdiamo una fetta consistente ( un abbondante 30%) di corpo elettorale.
Nasce l'apatia democratica! Meno demos più oligos: il rischio oligarchico è alle porte.
Una oligarchia tendenzialmente economico bancaria i cui effetti negativi si sono ben evidenziati con la non realizzazione dell'Europa Unita.
La neo tecnocrazia finanziaria, rischia di diventare il deus ex machina che gestirà la vita del popolo.
Un governo senza anima: la politica.
Come superare questo empasse politico ricattatorio da parte di -ismi e tecne?
La grande coalizione tedesca sta già perdendo la sua efficacia, in realtà mai dimostrata, vittima del ricatto degli -ismi intra colazione.
E la stessa parcellizzazione politica italiana non permetterebbe la nascita di una neo compromesso storico geneticamente modificato: un Frankenstain della politica, la cui epifania è il "ricciolo di materia" socialisti unito ai radicali!
Non gli "amici del quartiere" perché si vedrebbe realizzato il delirio dell'economia uber alles.
La miglior risposta per me è la nascita del Grande Centro.
Ritorno alle urne, eliminazione del rischio tecnocratico, eliminazione del rischio -ismi.
La politica che torna ad essere Politica ed a parlare lo stesso linguaggio del demos!
Un centro che si origina dalla paura (stato di allerta) della deriva autoritaria.
Un centro cuscinetto ma all'occasione muro di fronte agli uragani causati dalla globalizzazione.
Un centro non portatore di ideologia ( tipico degli -ismi) ma che faccia riferimento ai valori tradizionali che tanto hanno fatto fin ora e il cui abbandono è stato causa di enormi danni sociali.
Il centro che diviene anima della volontà popolare e non del leviatano statale.
Un centro baluardo dei corpi intermedi della società, vera fonte del pluralismo che sia lo statalismo sia l'individualismo vogliono eliminare, mentre la tecnocrazia lo vuole non fine ma mezzo.
Quali i tratti somatici del grande centro?
Il modello elettorale proporzionale sarà lo strumento che garantirà alla metamaggioranza (il governo del neo centro) l'individuazione delle migliori procedure, lasciando intatto l'orizzonte valoriale, per meglio coordinare l'azione governativa.
Il proporzionale come agglutinatore del Centro che meglio rappresenta quel mosaico o quella polifonia che è la laicità dello Stato.
Un neo centro i cui tratti somatici saranno conservatori (libertà, vita, famiglia) e progressisti (impresa, scuola, economia, ricerca).
La perdita del centro ha portato alla violenza degli -ismi, alla deriva tecnocratica, alla perdita del popolo.
Il neocentro è il passo necessario per rivitalizzare una democrazia italiana malata e ridare forza e volontà a quel popolo silenzioso e laborioso finora vittima del cicaleccio illusorio del finto bipolarismo.
Ma allora, chi ha paura del grande centro?






gioire