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Chi ha paura del grande centro?

Prima parte

di Matteo Dellanoce

Ci è giunto questo contributo che riteniamo costruttivo e che quindi proponiamo come occasione di riflessione su un problema di grande attualità come è quello della politica; esso offre un possibile scenario di politica "vera", di fronte al clima conflittuale che affligge oggi il dibattito politico e che rischia di allontanare molte persone dall'interesse verso i problemi del Paese, soprattutto della persona umana e della cura che la società deve assumersi nei suoi confronti.

Se si guarda alla storia non si può non affermare con una certa qual sicurezza che l'impegno cattolico in politica non sia mai stato caratterizzato dall'unità.

La questione Murri Sturzo prima, quella De Gasperi Sturzo poi, la scelta destra sinistra, con la "consorteria di Fanfani, quella di Enrico Mattei, quella della base ecc..." ( Don Sturzo) le correnti che hanno caratterizzato la Democrazia Cristiana, sono icone significative della mancanza di comunione tra i cattolici in politica.

Una sorta di handicap genetico che ha portato a scelte di compromesso, ieri come oggi, non tanto sulle procedure istituzionali , quanto sui valori ( o se si preferisce sulle virtù) fonte di ispirazione per la determinazione degli obiettivi e delle scelte politiche.

Un compromesso con il "Divino" che Don Sturzo, sul Popolo del 16 Dicembre 1956 così definiva:

don Luigi Sturzo "... Se questo senso del Divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto ed alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo ed al marxismo; l'arte decade nel meretricio".

Ritengo che il danno più evidente di questa disunione siano poi stati gli anni del Nazismo e del Fascismo ( unione di nazionalismo e socialismo).

La quotidianità sta riproponendo la questione unità dei cattolici in politica. La differenza fondamentale oggi rispetto a ieri, quindi con un rischio minore di "totalitarismi", è che una forte ed unita aggregazione di centro che si rifaccia al pensiero di Don Sturzo, De Gasperi, Einaudi, spingerà automaticamente alla creazione di una altrettanto forte ed unita coalizione di sinistra, di ispirazione social democratica sulla scia di Kautsky e Bernstein, evitando così il coagulo tra i diversi estremismi.

Da una parte il Partito Popolare, conservatore e progressista, dall'altro un Partito Socialista, modernista e progressista. Questo scenario mi sembra sia stato ben delineato dal recente (ed ancor "problematico") referendum sulla legge quaranta ma anche dalle odierne questioni culturali legate ai rapporti tra individui: rapporto con sé (droga) ,rapporto con l'altro da sé (matrimonio, famiglia) rapporto con la comunità (vivere civile, politico, economico).

In questa cornice i due schieramenti non dovranno scendere, per necessarie "convivenze", a patti con il "diavolo".

Politiche chiare, univoche, in cui le decisioni si caratterizzeranno sempre per la ricerca del bene comune: unico e vero punto di contatto, se pur declinato diversamente, tra i due schieramenti.

Le differenze si "esalteranno" nella definizione del rapporto Stato/Società.

Più Stato da una parte, con una visione solidale verticale, meno stato dall'altra con una visione sussidiariariamente orizzontale.

Una diversa idea di libertà: da una parte libertà ordinata ( ciò che si deve) dall'altra una libertà regolamentata (ciò che si vuole).

Libertà contro licenza. Visione etica contro visione estetica della società.

L'eliminazione degli estremismi, sia da una parte sia dall'altra, porterà all'abbattimento di quel muro che negli ultimi dieci anni si è eretto in politica tra i due schieramenti.

Un muro, e questa è la cosa triste, che è nato e si è consolidato sulle macerie di un altro muro abbattuto l'undici Novembre 1989 e che mi sembra non abbia, ancora, insegnato nulla.

Il matrimonio da una parte e l'Unione dall'altra saranno caratterizzate da quella dialettica interna dovuta al peso proporzionale dei singoli partiti portatori di idee differenti.

Si sposterà così la questione dalla Leadership alla Politica.

Non si voterà più per simpatia od antipatia del candidato Premier (visione estetica della politica), ma per ciò che rappresenta in termini valoriali la coalizione (visione Etica della Politica).

Si potrà finalmente riflettere sul contenuto e non più sul contenitore.

Chiudendo e schierandomi mi rifaccio a Don Sturzo:

"Spero che i cattolici riprendano coraggio, senza bisogno di mutuare dai socialisti idee sociali ed etiche delle quali questi ultimi ignorano il valore, senza bisogno di cercare a sinistra alleati infidi né a destra collaboratori malevoli; ma curando di essere se stessi, affrontando le difficoltà che la vita stessa impone e soprattutto correggendo certi errori del passato che ne hanno alterato la linea".

Nella saggezza di Don Sturzo il richiamo forte ad una comunione dei cattolici in politica. Non più minoranza sotto il giogo del ricatto estremista, ma maggioranza creativa.

Ma allora, chi ha paura del grande centro?

La riflessione continua nella seconda parte di "Chi ha paura del grande centro?"