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Donne filosofe nell'antichità
di Ernesto Riva
Secondo quanto ci viene tramandato, è nell'ambito della scuola pitagorica (VI sec. A.C.) che le donne fecero la loro prima apparizione come seguaci e praticanti di filosofia.
Giamblico(251-325 d.C.), nella sua Vita pitagorica, parla di ben 17 discepole di Pitagora! Intorno al 440 a.C., si distinse Aspasia di Mileto, che fu l'amante di Pericle e la sua casa fu il centro della vita letteraria e filosofica dell'Atene del V secolo.
Tra le donne che fecero professione di filosofia incontriamo Diotima, sacerdotessa di Mantinea. E' famosa perché viene soprattutto ricordata in un dialogo platonico, il Simposio (201-212 d.C.), in cui Socrate dice di aver appreso da lei la teoria dell'amore.
Diogene Laerzio ci parla di Ipparchia , che aderì alle teorie dei Cinici. Di lei viene esaltata la grande cultura filosofica e l'eleganza del ragionamento, paragonandola addirittura a Platone. Piuttosto discussa è la figura di Leonzia (Leonzio o Leontina), forse cortegiana di Epicuro, si dice abbia scritto una invettiva contro un altro celebre filosofo, Teofrasto.
Comunque, la più rilevante figura di filosofa che viene tramandata dall'antichità greca è quella di Ipazia , di tendenze neoplatoniche, morta verso il 415 d.C. Fu figlia del matematico e astronomo Teone di Alessandria e si interessò lei stessa di scienze. Si recò ad Atene ed ebbe una notevole influenza negli ambienti filosofici unificando il pensiero matematico col neoplatonismo. Di religione pagana, ma fautrice della distinzione e autonomia fra filosofia e religione, acquistò prestigio anche negli ambienti politici, frequentando il prefetto romano Oreste. Ciò le attirò il rancore degli ambienti cristiani e un giorno Ipazia fu aggredita per strada e uccisa da un gruppo di fanatici. L'episodio della drammatica morte della donna ha colpito scrittori di diverse epoche: il più recente è stato Charles Péguy(1873-1814), che l'ha immortalata come l'ultima e pura erede del pensiero greco.
Nel mondo romano vi fu ad esempio Plotina , consorte dell'imperatore Traiano (53-117 d.C.), che fu seguace della scuola epicurea e ne favorì il rilancio a Roma.






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