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Tra storia e speranza
Tra storia e speranza
Dio si offre come speranza per l'uomo da migliaia di anni, ma la parola di Isaia risuona ancora per noi OGGI. La Speranza poi si è fatta ancora più vicina entrando nella Storia duemila anni fa in Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è fatto uomo e che stiamo festeggiando in questi giorni.
Una Teologia della speranza
In quale relazione si trova la speranza cristiana con la storia?
In prima istanza la risposta è data dall'escatologia, cioè dalla dimensione della realtà al di là del tempo, sia per la singola persona, sia in ordine alla vicenda storica dell'umanità nel suo insieme. Ed è in tale prospettiva che si pone l'impegno a cui è chiamato ogni individuo nel corso della sua vita terrena. Un impegno di carità e di servizio verso gli altri.
Il regno di Dio non si attua cioè in questa vita, bensì in quella eterna, ma è legittimo "sperare" che qualcosa di buono per l'uomo si possa verificare anche nell' "aldiqua" e non solo nell'aldilà.
Una chiave di lettura in tale senso è data dalle profezie del profeta Isaia.
"Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci - afferma ad esempio - Una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più l'arte della guerra" (Is. 1,4).
E poi ancora:
"Perché sei stato una difesa per l'indigente, un rifugio per il povero nelle sue tribolazioni. Un ricovero nella tempesta, un'ombra contro il calore" (Is. 25,4); "Gli indigenti, i poveri cercano l'acqua, ma non la trovano, la loro lingua è arsa dalla sete. Io, il Signore, li esaudirò, io, il Dio d'Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire sorgenti su nude pendici e fontane in mezzo alla valli" (Is. 41,17-18).
Non solo, in quanto nel contesto della felicità anche i rapporti tra le persone saranno di amore e di solidarietà, con il venir meno di ogni forma di subalternità e di sfruttamento:
"Fabbricheranno case e vi abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno i frutti. Non costruiranno perché un altro vi dimori, non pianteranno perché un altro mangi" (Is. 65, 21).Articolo di Giorgio Straniero tratto da: "la Voce del Popolo" del 18 settembre 2005.






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