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(Don't be afraid)
di Roberto Bignoli
copertina del CD: Don't be afraid

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Tazebao

Quella vecchietta cieca che incontrai la notte che me spersi in mezzo ar bosco, me disse:

- Se la strada nun la sai te ciaccompagno io, che la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso de tanto in tanto te darò una voce fino là in fonno, dove c'è un cipresso, fino là in cima, dove c'è la Croce... -

Io risposi:- Sarà... ma trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede...-

La cieca, allora, me pijò la mano e sospirò: - Cammina.

Era la Fede.

Carlo Alberto Salustri (Trilussa)

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Tra storia e speranza

Tra storia e speranza

Dio si offre come speranza per l'uomo da migliaia di anni, ma la parola di Isaia risuona ancora per noi OGGI. La Speranza poi si è fatta ancora più vicina entrando nella Storia duemila anni fa in Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è fatto uomo e che stiamo festeggiando in questi giorni.

Una Teologia della speranza

In quale relazione si trova la speranza cristiana con la storia?

In prima istanza la risposta è data dall'escatologia, cioè dalla dimensione della realtà al di là del tempo, sia per la singola persona, sia in ordine alla vicenda storica dell'umanità nel suo insieme. Ed è in tale prospettiva che si pone l'impegno a cui è chiamato ogni individuo nel corso della sua vita terrena. Un impegno di carità e di servizio verso gli altri.

Il regno di Dio non si attua cioè in questa vita, bensì in quella eterna, ma è legittimo "sperare" che qualcosa di buono per l'uomo si possa verificare anche nell' "aldiqua" e non solo nell'aldilà.

Una chiave di lettura in tale senso è data dalle profezie del profeta Isaia.

"Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci - afferma ad esempio - Una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più l'arte della guerra" (Is. 1,4).

E poi ancora:

"Perché sei stato una difesa per l'indigente, un rifugio per il povero nelle sue tribolazioni. Un ricovero nella tempesta, un'ombra contro il calore" (Is. 25,4); "Gli indigenti, i poveri cercano l'acqua, ma non la trovano, la loro lingua è arsa dalla sete. Io, il Signore, li esaudirò, io, il Dio d'Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire sorgenti su nude pendici e fontane in mezzo alla valli" (Is. 41,17-18).

Non solo, in quanto nel contesto della felicità anche i rapporti tra le persone saranno di amore e di solidarietà, con il venir meno di ogni forma di subalternità e di sfruttamento:

"Fabbricheranno case e vi abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno i frutti. Non costruiranno perché un altro vi dimori, non pianteranno perché un altro mangi" (Is. 65, 21).
Articolo di Giorgio Straniero tratto da: "la Voce del Popolo" del 18 settembre 2005.