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Speranza per tutti
Duemila anni fa circa, da due coniugi palestinesi di modesta condizione nacque un bimbo. La mamma si chiamava Maryam, il papà Yosep e al pargolo diedero nome Yeshua che in ebraico significa: Dio salva. Un nome assai impegnativo per quel fragile bimbo adagiato su un po' di paglia… Un nome che esprime quel che egli sarà: salvezza di Dio per l'uomo.
In quel neonato Dio si è fatto prossimo dell'uomo in modo inaudito. Non solo vicino, ma "uno della nostra stessa pasta" come spiegava Ippolito di Roma nel III secolo.
Il volto del figlio di Maria rivela un Dio che si è fatto uomo per mostrarci quanto si prende cura di noi, esseri umani.
Ma che cosa significa Dio salva?
Ci hanno insegnato che Gesù è venuto per salvarci dal peccato. Sì, è vero ma non "soprattutto" per questo.
Innanzitutto Dio salva operando perché ciascuno di noi proceda verso la piena realizzazione di se stesso, delle proprie aspirazioni più vere e profonde. E chi di noi non aspira ad avere una vita piena, riuscita, compiuta?
Gesù non ha affermato di essere venuto perché tutti "abbiano la vita e l'abbiano in pienezza" (Gv 10,10)?
Questo destino bello e grande verso cui ci sentiamo spinti è il primo significato del termine salvezza e indica una vita che vuole costruire donne e uomini veri.
Ma, lo constatiamo ogni giorno, questo è un cammino irto di ostacoli di tutti i generi. Il male, in tutte le sue forme, da quello subito a quello voluto e colpevole (il peccato) fino allo scacco finale della morte, è lì a farci toccare con mano quanto sia fragile la nostra capacità di realizzazione.
Il Bimbo di Betlemme, Gesù Cristo, l'uomo veramente riuscito, sta a mostrare che tutto ciò che ci impedisce di diventare ciò per cui siamo fatti, ciò che aspiriamo ad essere non rappresenta mai un ostacolo definitivo*.
Nella umanissima vicenda di Gesù di Nazaret Dio ha spezzato ciò che era creduto irrimediabile e ineluttabile: il peccato è perdonato e il male e la morte sono stati superati dalla vita. Solo Dio, pertanto, può renderci capaci di essere ciò. che desideriamo.
Il Natale è giustamente la festa della gioia e della speranza perché annuncia un anelito che appartiene ad ogni uomo, non solo ai cristiani.
* Cfr. A. Gesché, Dio per pensare, "L'uomo" e "Il destino", Ed. San Paolo.





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