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Come sono ridiventato cristiano
di Jean-Claude Guillebaud
"Credo profondamente che il messaggio evangelico conservi un valore fondatore per gli uomini del nostro tempo, compresi coloro che non credono in Dio". L'autore asserisce di esserne attirato non da un vago sentimentalismo, ma dalla consapevolezza della sua fondamentale pertinenza. La vera laicità non è la pavida rinuncia ai propri punti di vita, ma la loro libera espressione in un confronto forte e sereno.
Cfr. quarta di copertina
Un libro autobiografico, di agile e gradevole lettura, dove Jean-Claude Guillebaud, giornalista, intellettuale di sinistra e già ateo convinto, narra il suo viaggio di ritorno al cristianesimo.
Il suo mestiere di giornalista lo spinge a un certo punto della sua vita a cercare una chiave di lettura dei fatti che sia meno cronachistica e più autentica di quanto avesse fatto fino a quel momento, una chiave di lettura che lo porti ad esplorare una dimensione più profonda della storia e dell'uomo.
Attraverso l'analisi di esperienze vissute in momenti e luoghi cruciali (la guerra del Vietnam, la crisi del medio Oriente, fino fino all'11 settembre 2001) insieme al confronto con il pensiero di vari intellettuali contemporanei riscopre la centralità e l'attualità del pensiero cristiano e il suo ruolo fondante per la cultura occidentale, e non solo.
La sua conversione è pertanto anzitutto una scelta razionale che sgorga da una forte presa di coscienza delle radici della nostra civiltà.
Questo libro rappresenta un prezioso contributo alla riflessione sul rapporto tra fede e ragione, riflessione così essenziale e importante in un'Europa "scristianizzata", intrisa di relativismo etico e di edonismo sfrenato.
Le ultime battute del libro donano al lettore una ventata di speranza, riportandolo alla freschezza della comunità cristiana delle origini: davanti al loro atteggiamento gioioso di donne e uomini coscienti e felici di essere portatori di una buona notizia, anche i filosofi greci o romani rimanevano sbalorditi.
San Paolo ripeteva: "Siate sempre gioiosi". "Saprò esserlo? Sapremo esserlo?"
Ecco in fin dei conti il distintivo del cristiano e anche la sfida che l'autore consegna a se stesso e a tutti i lettori.



gioire