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di Roberto Bignoli
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Se ci sono le tenebre esiste la luce,

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Se c'è la finitudine è perché c'è un infinito.

Se hai l'esperienza del limite è perché in te alberga la nozione di infinito."

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Introduzione alla lettera ai Romani

di Walter Schmithals - Ed. Lindau

Secondo la visuale prospettata dall'acuta e puntigliosa analisi raccolta in questo testo, non è forse esagerato affermare che senza la Lettera ai Romani la diffusione del Cristianesimo nel mondo antico avrebbe avuto una storia del tutto diversa.

Foto della copertina del libro

Walter Schmithals, teologo, è rettore della Kirchliche Hochschule di Berlino è uno dei rappresentanti più insigni dell'esegesi tedesca contemporanea.

Nell'Introduzione, dedicata alla figura di Paolo, ritenuto l'effettivo redattore della Lettera ai Romani, l'Autore sottolinea come questa sia tra le sue lettere di Paolo, quella che esercitò maggiore influenza sulla storia della Chiesa e sulla cultura religiosa occidentale. La sua portata innovatrice riguarda principalmente la questione fondamentale dei rapporti tra cristianesimo e giudaismo: se la salvezza di Dio deriva dalla fede in Gesù Cristo e non dalla legge ebraica, la Torah, Ebrei e pagani accedono allo stesso modo alla salvezza.

Siamo quindi di fronte al tema dell'universalità della salvezza e dell'uguaglianza di ebrei e pagani di fronte alla fede. Ne deriva che il cristiano non è più schiavo della legge, ormai superata con la venuta del Vangelo, ma è libero in Cristo.

Se la fede porta la giustizia di Dio a tutti i popoli, senza alcuna distinzione, i cristiani di origine pagana non hanno nessun bisogno di rompere con i loro connazionali, di porsi sotto la legge ebraica e di raccogliersi nelle sinagoghe. L'intento di Paolo è di conquistare i pagani "timorati di Dio" e, dopo aver posto fine a quella che considera una loro eccessiva disponibilità nei confronti del giudaismo, di riunirli in una comunità di cristiani di origine pagana che si richiami al vangelo paolino.