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Non temere
(Don't be afraid)
di Roberto Bignoli
copertina del CD: Don't be afraid

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Il diritto di sognare il mondo che vorremmo non figura tra i trenta diritti umani che le Nazioni Unite hanno proclamato alla fine del 1948. Ma se non fosse per il diritto di sognare, e per l'acqua che esso dà da bere, la maggior parte dei diritti morirebbe di sete.

(Eduardo Galeano)

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Se ci sono le tenebre esiste la luce,

Se c'è il vuoto esiste il pieno,

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Se c'è la finitudine è perché c'è un infinito.

Se hai l'esperienza del limite è perché in te alberga la nozione di infinito."

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Il grande silenzio

IL GRANDE SILENZIO è un'intensa e assortiva meditazione sulla vita monastica in una forma completamente pura. Nessuna musica eccetto i canti liturgici nel monastero, nessuna intervista, nessun commento, nessun materiale "extra". Il cambiamento del tempo, le stagioni, e gli elementi ripetuti di ogni giorno, della preghiera.

Un film che si trasforma in un monastero, piuttosto che descriverlo. Un film sulla consapevolezza, l'assoluta presenza e la vita di uomini che hanno donato se stessi a Dio nella più pura delle forme. Contemplazione. Un obiettivo nel tempo.

Poster del film

Il titolo originale tedesco è "Die Grosse Stille", il grande silenzio.

Titolo più che mai appropriato per 162 minuti ininterrotti di pura contemplazione. Il sonoro è fatto soltanto di rintocchi di campane, di salmodie notturne, di passi, di vento, di pioggia, di pochissimo altro.

Proprio come il passaggio di Dio nel Primo Libro dei Re 19, 11-13:

"Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero."

Queste parole - come altre della Bibbia, non meno potenti - appaiono sullo schermo più volte nel corso del film. Ripetute eppur sempre nuove, come le liturgie in canto gregoriano, come le stagioni della natura, come la vita quotidiana dei monaci della Grande Certosa.

Perché sono i monaci della Certosa i soli protagonisti del film: quelli della Grande Chartreuse di Grenoble, sulle Alpi francesi, madre di tutte le Certose del mondo.

Philip Gröning, 46 anni, tedesco di Düsseldorf, vi ha vissuto sei mesi, armato solo di una telecamera e di una cinepresa super 8.

Ha fatto tutto da solo: sceneggiatore, produttore, regista, operatore, fonico, montatore. Niente luci artificiali, niente musiche, niente voci fuori campo.

Primo piano del volto di un monaco

Ma proprio per questo il film afferra. È umile e trasparente. Mostra senza spiegare. Penetra nell'anima come seme fecondo.

I tempi del film sono gli stessi dei monaci, ai quali Gröning presentò la sua idea, la prima volta, 19 anni fa. E quelli gli risposero: "Fra 13 anni, forse". E lo richiamarono nel 1999. Nel 2005 il film era pronto, fu presentato al Festival Cinematografico di Venezia, sezione Orizzonti, quella dedicata ai linguaggi sperimentali.

[...] "Die Grosse Stille" è segno d'una domanda dei tempi, se al suo silenzio contemplativo conquista tanti spettatori.

(Sandro Magister)

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