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Il grande silenzio
PURIFICARE IL PENSIERO
Separati materialmente dal mondo, i monaci mantengono con esso una solidarietà espressa attraverso un'incessante preghiera.
Il film, apparentemente immobile e privo di uno sviluppo narrativo, trova invece un suo modo straordinario di procedere inserendo un dialogo muto tra l'uomo e la natura, scandito fuori dal monastero dalle stagioni e dentro le mura, vecchie di quattro secoli, dalla rigorosa liturgia dei monaci.
La vita eremitica e contemplativa viene filmata e riproposta allo spettatore nelle sue ricorrenze quotidiane, inalterabili e puntuali, interrotte soltanto da un imprevisto "drammaturgico": l'arrivo di un novizio al convento. L'equilibrio della comunità monastica è ricomposto poco dopo con l'ammissione del giovane uomo nell'ordine, attraverso suggestive cerimonie di iniziazione in lingua latina.
La partecipazione dello spettatore alla vita del monastero è affidata unicamente alle immagini, che non si aggrappano quasi mai a un suono, a una voce esplicativa fuori campo, a una musica applicata alla pellicola, a una parola, se non a quella di Dio. I salmi e le preghiere, sgranate come un rosario e costantemente ripetute, sono l'unico linguaggio concesso, lo strumento verbale alto per pensare il divino, per comunicare con Lui [...]
Perché il suo documentario diventi un'autentica esperienza ascetica, Gröning lo costruisce come fosse un mantra, mettendo la grammatica del cinema al servizio del linguaggio dello spirito.
Se la comprensione dell'Assoluto passa attraverso la reiterazione della preghiera, il cinema che la fissa dovrà a sua volta replicare il suo linguaggio, quello della ripresa [...]
La lunghezza della pellicola [...] è funzionale all'esperienza contemplativa che il regista ha voluto raccontare.
La sua visione disciplina la mente inducendola, e non poteva essere altrimenti, a chiarire e a purificare il pensiero.
Per una volta non può far male.
(Marzia Gandolfi)Altre recensioni:


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