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Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Nella Parigi degli anni '60 un viaggio meraviglioso oltre il tempo e lo spazio. Ibrahim ha un piccolo emporio nel quartiere ebraico. Momo, 12 anni, è un suo cliente abituale. Fra i due si instaura presto un rapporto di profonda amicizia ed il confronto delle loro generazioni, culture e religioni diventa insegnamento e apprendimento per entrambi.
Un film piacevole e divertente del francese Francois Dupeyron, conquista per la sua freschezza e la leggiadria con la quale viene raccontata una storia edificante e limpida, come l'acqua di una fontana di una Moschea dell'Andalusia.
Ma più piacevole della storia che si narra, è gustarsi Omar Sharif sullo schermo, più convincente che in altre occasioni, cesellarsi uno di quei personaggi che rimangono impressi nella memoria dello spettatore cinematografico.
Il vecchio leone egiziano interpreta Ibrahim, un turco emigrato in Francia che gestisce nella Parigi di fine anni '50 una pizzicheria. Qui fa la conoscenza con Momo (Pierre Boulanger) - un ragazzino di origine ebrea - che al compimento dei suoi sedici anni decide di rompere il suo salvadanaio per regalarsi la sua "prima volta" con una della tante prostitute che passeggiano tutto il giorno sotto casa sua. In questa atmosfera da Irma la dolce, fiorisce rigoglioso il rapporto tra l'anziano arabo, anzi, turco musulmano di confessione Sufi, come precisa con pacatezza Ibrahim, e il giovane ragazzo che dal vecchio riceverà i fiori della sua saggezza che dovrà imparare a coltivare e a rendere fertili consigli per la sua vita "da grande".
Un film sulla tolleranza e la reciproca comprensione, che diverte e fa pensare.
Daniele Sesti


gioire