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Educazione come orientamento alla vita

Oggi si preferisce intendere l'educazione come "direzione di crescita", secondo l'espressione usata da Rimaud J.

Tra queste linee direttive ne ricordiamo alcune che ci sembrano particolarmente attuali nel tempo nostro:

Educare al senso dell'uomo, cioè far percepire al figlio, attraverso il rapporto che i genitori hanno tra di loro, la preminenza dell'essere, dei sentimenti e dei valori umani sull'agire produttivo e sulle cose. La gioiosità di vita che l'uno può dare all'altro attraverso i gesti naturali che nascono dal profondo della persona quali sono l'amore, la tenerezza, la disponibilità, l'attenzione alla persona, la gratuità, fa toccare con mano più di tante parole e dimostrazioni quanto più sia congegnale all'uomo il vivere di questa realtà che il vivere di organizzazione produttiva. E fa capire quanto sia insensato sacrificare l'umano all'attività produttiva.

Esiste una vita che ha le sue motivazioni e le sue radici ad un livello più profondo del livello da cui sgorga l'interesse per lo sviluppo materiale. E i genitori che riescono a far percepire attraverso il vissuto di ogni giorno questi livelli umani, danno ai loro figli una ricchezza fondamentale per essere soddisfatti di vivere.

Educare alla critica e alla responsabilità, cioè insegnare ad assumere cose, atteggiamenti, comportamenti, solo dopo averli valutati ed aver capito quale significato e valore hanno per la vita. L'uomo è veramente uomo quando è riuscito a liberarsi dai condizionamenti della moda, della tradizione, dell'opinione pubblica e ha incominciato a pensare "in proprio". Oggi specialmente è indispensabile allenare i propri figli a "leggere" la realtà nella quale vivono, per non diventare ripetitori acritici di modelli e comportamenti che vengono imposti violentemente dall'esterno. E' facile abbandonarsi alla ripetitività e rinunciare alla creatività responsabile. L'esperienza dimostra abbondantemente quanto sia diffuso l'atteggiamento di demandare agli altri il compito di pensare e di decidere, diventando così degli esecutori e scivolando quasi sempre nell'ingranaggio che trasforma la persona in una pedina di interessi manovrati da pochi. Se l'uomo è responsabile della propria vita, non può abdicare al preciso dovere di assumersi la responsabilità di giudicare e di fare quelle scelte che ritiene opportune per lo sviluppo umano di sé e della società. In questo caso l'educazione diventa non una trasmissione di modelli, ma un addestramento della persona a giudicare e ad assumere le realtà dopo averle giudicate e valutate.

Educare allo sforzo, i valori umani sono normalmente il risultato di un lavoro lungo e paziente che suppone la volontà e la costanza della volontà nell'impegno per costruirli. Potremmo dire che la validità di un fatto umano è proporzionale allo sforzo sostenuto per raggiungerlo o per crearlo. Per questo oggi tutto finisce rapidamente: non c'è più l'allenamento allo sforzo che permette all'uomo di rendere solide e stabili le realtà della vita. Anche l'amore, la solidarietà, l'onestà diventano fatti del momento che scompaiono dalla vita alla prima difficoltà. Non è vero che nella vita siano tramontati i valori permanenti: è piuttosto vero che l'uomo non sa più costruirli per sé e per gli altri, perché non ha più la forza della pazienza e non sa più lavorare accettando di non raccogliere immediatamente frutti tangibili del proprio sforzo.

Educare alla gratuità. Si oppone ad una società che tenta di far credere che tutto è qualificabile (manca parte dello scritto, provo a ricostruirne senso con parole mie…:… e quantificabile, ma non si raggiunge la gratificazione legandola solo a criteri economici: l'amore non si compra, l'onestà, il rispetto, la percezione del bello, la gioia di vivere non possono essere "prodotto" di piani economici, non sono valori pagabili) E' vero che l'uomo…organizzazione per produrre beni economici, per acquistarli e consumarli; ma è anche vero che quanto più ci si addentra nell'uomo, tanto maggiormente si scoprono esigenze che solo l'amore- che di sua natura è dono- può saziare. Chi non ha il senso della gratuità finisce col vedere le persone come strumenti per i propri interessi. Un modo per imparare a vederli come uomini e trattarli come persone umane è quello di vivere con essi una esperienza che supera il livello dell'utilità e si esprime nella gratuità.

Educare alla comunicazione e alla partecipazione. La socialità è una componente umana indispensabile per l'evoluzione e la maturazione della persona. Viene però facilmente intesa come un mettersi in relazione con gli altri per accumulare per sé quello che da soli non si riuscirebbe ad avere. E invece dovrebbe essere pensata e vissuta come il movimento del cuore che fa vivere l'intero organismo perché realizza il duplice movimento del ricevere e del dare. Aprirsi agli altri (persone, gruppi, movimenti, enti, iniziative, ecc) è il respiro normale di chi vuole vivere e crescere come persona umana. E sentirsi responsabili degli altri è condizione indispensabile per costruire una comunità umana. Non basta inserirsi in una organizzazione; è necessario portare un supplemento d'anima che trasformi l'interdipendenza e la comunicazione umana che apre la via all'interpersonalità.

Un sano realismo ci chiede che nell'opera educativa teniamo conto del contesto generale in cui tutti viviamo. Anche quando avremo educato i figli al senso dell'uomo, alla responsabilità, alla gratuità, alla partecipazione, allo sforzo dovremo essere coscienti che li avremo educati per un mondo che sarà contrario o per lo meno che non terrà in considerazione questi valori. Il pianeta terra oggi non gradisce persone educate in questo modo. E chi crede in questi valori dovrà lottare per affermarli e viverli, pagando di persona la sua convinzione e il suo amore per l'umano, perché si ha la triste impressione che chi crede nell'uomo e nei suoi valori di vita sia uno sfasato nella società attuale.

(P. Giordano Muraro)