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La disperazione del nichilismo

Ritratto di Soeren Kierkegaard

Nella sua importante opera "La malattia mortale", intorno alla metà dell'Ottocento il filosofo danese Soeren Kierkegaard offriva una efficace rappresentazione della speranza cristiana di salvezza eterna mediante l'analisi dell'assenza di tale speranza nell'Io, il soggetto umano.

Esiste, secondo Kierkegaard, una disperazione della debolezza che si istituisce allorché "l'Io nega disperatamente di essere un Io". Ed esiste, di contro, una forma forte per la quale "l'Io afferma disperatamente di essere un Io".

Nel primo caso, il soggetto si rifiuta di riconoscersi in quanto tale, come realtà spirituale finita che si trova di fronte all'offerta di salvezza da parte di Dio. Nel secondo, l'Io si riconosce come entità spirituale, ma nega di dover dipendere da Dio in ordine alla possibilità di salvezza, ritenendosi invece autosufficiente.

Il primo caso, spiega Kierkegaard, filosofo dell' "angoscia" intesa come vertigine della libertà di fronte alla responsabilità della scelta, è quello dell'ateo, del pensatore "positivista", cioè scientista e materialista. Il secondo, è quello di colui che ritiene, in conformità con la concezione della filosofia dell' "Idealismo", soprattutto nella forma espressa da Hegel, di essere in se stesso un'entità divina e quindi di non aver bisogno di una salvezza che venga da Dio.

Fotografia di Martin Heidegger

Ebbene, proprio Kierkegaard costituisce il crocevia della filosofia contemporanea, tanto che l' "Esistenzialismo", la concezione filosofica più importante del XX secolo, è stata istituita dal suo fondatore e massimo esponente Heidegger come "rinascita kierkegaardiana".

Con la differenza però che, mentre per Kierkegaard l'Esistenzialismo apre le porte della speranza, lo stesso criterio ermeneutico, cioè interpretativo, dell'esistenzialismo si risolve per Heidegger in un esito negativo e nullificante per il soggetto, secondo cioè la prospettiva del "nichilismo", alla quale si riconduce ogni concezione del mondo che non acceda alla speranza di salvezza eterna per l'uomo.

Una tragica consapevolezza di tale questione aveva in tal senso caratterizzato il pensiero e la stessa vita di Nietzsche, verso la fine dell'Ottocento. Proclamando che "Dio è morto" , egli intendeva affermare la divinità di tutto l'essere e specificamente della coscienza umana in quanto testimone di tale compimento.

La civiltà attuale dei paesi più sviluppati, cosiddetta "postmoderna", si caratterizza in apparenza per un diffuso atteggiamento di rinuncia all'elaborazione di sistemi di pensiero che si propongano di fornire una concezione compiuta della realtà [...] si differenzia dalla concezione propriamente ateistica, ma ne condivide il carattere nichilistico.

Tale visuale è riconoscibile nel "laicismo", che [...] assume però di fatto la posizione nichilistica heideggeriana come unico orizzonte possibile a livello mondiale, nelle società tecnologicamente ed economicamente più evolute, ad eccezione degli U.S.A. dove l'arroccarsi su posizioni spiritualistiche da parte dei "teocon", i nuovi conservatori, appare una tendenza a carattere strumentale.

Ma è soprattutto in Europa che, con Spagna e Francia in prima linea, il cosiddetto "positivismo giuridico", cioè la teoria che non esiste altra norma che quella posta dall'uomo, appare impegnato a eliminare ogni residuo di riconoscimento da parte dello Stato del valore della dimensione religiosa, senza la quale lo stesso ricorso al "diritto naturale", per quanto indispensabile, rischia di apparire inefficace se privato del riferimento a Dio come fondamento della sua prescrittività "a priori" rispetto alla soggettività umana.

"Se Dio non esiste tutto è lecito", afferma un personaggio del grande romanziere di fine Ottocento Fiodor Dostevskij.

"Non c'è differenza di valore in sé tra il condurre i popoli e l'ubriacarsi in solitudine" , affermava verso la metà del Novecento il filosofo esistenzialista ateo Jean Paul Sartre nella sua opera "L'Essere e il Nulla". Fotografia di Woody Allen

In termini in apparenza solo comici, nel film "Settembre" di Woody Allen, uno scienziato risponde a una signora che gli chiede se è vero che sta progettando una nuova bomba più distruttiva della bomba atomica risponde: "Sto lavorando a un progetto ancora più distruttivo. Sto scrivendo un saggio in cui dimostro che Dio non esiste e il mondo è moralmente neutro".

[...] Il "positivismo giuridico" rappresenta quindi l'orizzonte teorico entro il quale le società più "evolute" si collocano nel considerare i grandi problemi della convivenza umana [...].

Il dibattito politico ed economico, anche nella fase storica attuale, pone una problematica etica di ordine filosofico e in ultima istanza a carattere propriamente religioso.

(tratto da Giorgio Straniero, La disperazione del nichilismo in "La Voce del Popolo" del 30 ottobre 2005)