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Dio può mandarci all'inferno?
Parlando di "inferno" non ci si riferisce a un "luogo" ma a una situazione di lontananza da Dio.
Un tempo la predicazione cristiana comportava una menzione obbligatoria dell'inferno come luogo di castigo per i cristiani refrattari.
Oggi, invece, la nozione stessa di un tale luogo di castigo scandalizza, tanto sembra contraddire la fede in un Dio di amore. Cristo potrebbe veramente consentire alla perdita definitiva di qualcuno per il quale ha dato la sua vita fino ù in fondo?
L'inferno è richiamato molte volte, in forme diverse, in tutti e quattro i Vangeli.
Non è possibile quindi eliminare una realtà così ribadita; ma è utile comprenderne meglio il significato, così che l'annuncio cristiano rimanga sereno.
In un contesto di "buona notizia", qual è quello del Vangelo, l'inferno non può essere qualcosa a cui il Signore ci possa destinare; al contrario, è la tragica situazione da cui intende liberarci!
Gesù ce ne parla solo perché un evento così orribile, paventato da tante culture, venga finalmente eliminato dalle nostre inquietudini.
Esso, così presente tra gli uomini in forma esplicita o mimetizzata (si pensi alla letteratura, alla pittura, persino alle favole per l'infanzia), rischia di frenare il nostro slancio; e proprio i cristiani, a volte, lo ripropongono in tal modo e con tanta insistenza, che ciò da cui Gesù ci vuole preservare, sembra incombente più di prima!
I genitori quando notano alcuni comportamenti preoccupanti dei loro bambini, presentano loro con vivezza le possibili conseguenze, proprio perché tali comportamenti e le relative conseguenze non debbano mai avverarsi...
Ma se questi dovessero accadere? E' molto significativo quanto hanno osservato alcuni psicologi: quando i bambini sono molto piccoli, succede una cosa che a noi sembra strana: la mamma, per esempio, raccomanda loro di non toccare il ferro da stiro "altrimenti si bruciano". Se essi lo fanno, e sono scottati, non riescono a capire che la bruciatura deriva dal loro contatto con il ferro; pensano che sia stata la mamma a punirli, perché non l'hanno obbedita. Solo diventando più grandicelli, si rendono conto che la mamma non li ha mai scottati, anzi ha fatto tutto quello che poteva per curarli, anche se non l'avevano ascoltata.
Forse qualcosa di simile avviene per i cosiddetti "castighi di Dio": finché gli uomini erano bambini, credevano che Dio li potesse punire con rigore; ora, cresciuti, possono cominciare a capire che il Padre li dissuade dal peccato, proprio perché non si facciano del male; e, se si feriscono lo stesso, Egli ne soffre con loro, e li vuole guarire, sempre che essi non gl'impediscano di farlo.
Con le parole sull'inferno, probabilmente Cristo si è adeguato all'età e alla cultura del suo popolo.
E questo adeguamento alla rozzezza di allora si può notare anche da alcune immagini, che ora potremmo considerare "truculente": oggi, il Signore userebbe altre figure!
Dunque, l'inferno non va considerato come una camera di tortura, preparata da Dio per castigare i malvagi; ma come la conseguenza naturale dell'azione di chi, coscientemente, si allontani definitivamente dalla luce e dall'amore.
Una conseguenza che Dio non vuole e non potrà volere in nessun caso; anzi, Egli fa di tutto perché non si realizzi mai!
In concreto, comunque, è ancora possibile dannarsi?
Certo, come può rovinarsi un figlio, nonostante le mille attenzioni dei suoi genitori. Ma non possiamo sapere se o quante volte questo potrà succedere.
Il desiderio del Padre è molto chiaro: che questo non capiti a nessuno! Infatti "Egli vuole che tutti gli uomini si salvino"(1 Tim 2,4). E' vero che la libertà di qualcuno può vanificare questo desiderio; ma non dobbiamo dimenticare che Dio, con la sua onnipotenza d'amore, potrà sempre riuscire ad attirarci al bene.
Se siamo invitati dalla Chiesa a pregare per la salvezza universale, siamo anche autorizzati a pensare che essa sia davvero possibile!
(Antonio Rudoni)





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