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Il Cortile dei Gentili
Dialogo tra credenti e non credenti
Il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e incaricato di presiedere questa iniziativa, spiega:
"Per volere di Papa Benedetto XVI la Chiesa ha deciso di impegnarsi in una nuova fase di dialogo, di scambi e di azioni comuni fra credenti e non credenti, fase affidata al Pontificio Consiglio della Cultura".
Il Nome "Cortile dei Gentili" rappresenta "l'immagine del vasto spazio, in prossimità del Tempio di Gerusalemme, una volta riservato alle discussioni fra giudei e non giudei. Complementare del dialogo interreligioso sviluppatosi da diversi decenni, costituisce un impegno a lungo termine della Chiesa e riguarda le numerose persone nel mondo, credenti e non credenti".
"Il suo obiettivo è quello di contribuire affinché i grandi interrogativi dell'esistenza umana, in particolare gli interrogativi di carattere spirituale, siano effettivamente tenuti in conto e discussi nella nostra società, ponendo in opera la nostra ragione comune".
"Quel simbolo di apartheid e di separatezza sacrale che era il muro del 'Cortile dei Gentili' è, quindi, cancellato da Cristo che desidera eliminare le barriere per un incontro nell'armonia tra i due popoli. (...) Credenti e non credenti stanno su territori differenti, ma non si devono rinserrare in un isolazionismo sacrale o laico, ignorandosi o peggio scagliandosi sberleffi o accuse, come vorrebbero i fondamentalisti di entrambi gli schieramenti. Certo, non si devono appiattire le differenze, liquidare le diverse concezioni, ignorare le discordanze. Ognuno ha i piedi piantati in un 'cortile' separato, ma i pensieri e le parole, le opere e le scelte possono confrontarsi e persino incontrarsi".
"Ricorrendo a un gioco di parole assonanti (ma non di etimologie), tra Cristiani e Gentili si potrebbe adottare la tecnica del duello in uno scontro all'arma bianca, alla maniera dell'ateo e del gesuita del film La Via Lattea di Buñuel. Quello che il progetto denominato 'Cortile dei Gentili' vuole proporre è, invece, un duetto (dal latino duo) ove le voci possono appartenere anche agli antipodi sonori, come un basso e un soprano, eppure riescono a creare armonia, senza per questo rinunciare alla propria identità, cioè, fuor di metafora, senza scolorirsi in un vago sincretismo ideologico".






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