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Credere o sapere?
Penso che in fondo la fede è la risposta della ragione agli interrogativi esistenziali, mentre la ragione è un dato di fatto: io ci sono dunque penso e la fede mi risponde illuminmando il mistero del mio essere. Penso che già nella ragione umana ci sia una forma di rivelazione e questa rivelazione viene esplicitata dalla parola di Dio. Dio non può rivelare qualcosa con la sua parola se tale rivelazione non è già contenuta in qualche modo nella ragione che la riceve. In sintesi io stesso sono una rivelazione perché Dio dicendomi mi crea e mi rivela a me stesso.
Lettera firmata
Grazie per averci contattati.
Noi pensiamo che la fede superi la ragione. Se non ci fosse una dimensione di mistero, la fede non sarebbe più, appunto, fede (credere in ciò che non si vede, e affidarsi a Dio certi del suo amore), e non occorrerebbe neppure una rivelazione, in quanto arriveremmo a tutta la verità con le nostre forze.
Comunque si può sostenere che credere sia ragionevole, in quanto ci sono motivi di credibilità che inducono a pensare che è ragionevole credere. La fede non è mai "assurda".
La realtà è intelligibile in quanto è pensata, come si legge tra le righe della sua lettera, da una mente, che pensando crea: una realtà, un pensiero originario che il credente chiama Dio.
La ragione tuttavia non può cogliere Dio nella sua essenza profonda, altrimenti saremmo come Lui.
Con la fede si crede, ci si affida a Dio, il quale può essere colto dalla ragione con le sue risorse, ma ciò non è necessario alla fede. La fede non è una conseguenza della ragione.
Ha detto un autore che «non si crede per delle ragioni ma ci sono ragioni per credere» (A. Manaranche).
Sul sito ci sono spunti interessanti su questi argomenti. Cordiali saluti.






gioire