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Sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino che, nel corso dei secoli, ha portato l'umanità a incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con essa [...]

Più l'uomo conosce la realtà e il mondo e più conosce se stesso nella sua unicità, mentre gli diventa sempre più impellente la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza.

(dalla Lettera enciclica Fides et ratio - Giovanni Paolo II)

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Un cristiano deve credere all'esistenza dell'inferno?

Io sono cristiano: già da bambino mi avevano fatto venire la paura dell'inferno. Ancora oggi provo questa paura, specialmente dopo aver letto certi libri. Ma un cristiano deve credere davvero all'esistenza dell'inferno?

Grazie. Stefano

Anzitutto precisiamo che parlando di inferno non si intende parlare di un "luogo" dove Dio "manda" coloro che si rifiutano di credere in lui, ma di una situazione voluta dall'uomo che cosciente si allontana da Dio.

Ti rispondiamo proponendoti alcune riflessioni tratte dalla Lettera da Taizé 2005/6.

Ogni riflessione sul senso di questa dottrina deve iniziare da una constatazione sorprendente: è solo con il Vangelo che appare l'inferno propriamente detto!

Le Scritture ebraiche (per i cristiani l'Antico Testamento), parlano piuttosto di Sheol, soggiorno dei morti situato sottoterra.

Luogo oscuro, paese dell'oblio dal quale nessuno risale, lo Sheol è come una trascrizione in termini di spazio della realtà della morte.

Se Dio è il Dio della vita, può rassegnarsi al fatto che la morte abbia l'ultima parola?

Con il Nuovo Testamento, la fede nel Cristo risorto dona la certezza che la morte non è la sorte ineluttabile dell'umanità.

L'amore di Dio è più forte.

Di conseguenza, «il luogo di perdizione» cambia radicalmente di carattere. Lungi dall'essere il luogo dove Dio sembrerebbe assente, esso manifesta ormai la realtà del peccato alla luce di Cristo.

Traduce in categorie di spazio il rifiuto ostinato ad accogliere l'amore che Dio offre sempre e a tutti.

La nozione d'inferno rivela due facce essenziali dell'amore incondizionato di Dio: il rispetto pieno della libertà umana, e e la sua presenza per ciascuno, sino nel suo eventuale rifiuto. Essa esprime paradossalmente la buona novella che la luce brilla ovunque, anche per chi mantiene gli occhi chiusi per paura o per dispetto.

Questa situazione è definitiva? Esiste veramente una creatura che può vincere con il suo rifiuto la pazienza di Dio?

Cristo Gesù non s'impone mai. Però «non verrà meno e non si abbatterà» finché la sua missione di portare dappertutto la pace non sia compiuta (cfr. Isaia 42,2-4).

Gesù parla dell'inferno?

Le parole di Gesù hanno sempre per fine di farci entrare nella verità su Dio e su noi stessi.

Gesù non parla e non agisce se non per trasmettere la gioiosa novella di ciò che Dio sta compiendo nel mondo, e per invitare gli esseri umani a parteciparvi con un sì che impegna tutto il loro essere al suo seguito.

Allo stesso tempo, Gesù adatta quel messaggio alla condizione dei suoi uditori. Non parla lo stesso linguaggio con tutti. Per farsi capire, usa le categorie e le espressioni familiari ai suoi interlocutori.

Quando si confronta con uomini che rifiutano di prenderlo sul serio, particolarmente le élite della nazione che stimano di sapere già tutto su Dio e sui suoi disegni, Gesù prende formule fragorose alla maniera dei profeti per tentare di scuotere la loro arroganza illusoria.
Gli capita di minacciare i maestri della religione, che si credono irreprensibili ma che in realtà occultano la strada di Dio, con la «condanna della Geenna» (es. Matteo 23,33). La Geenna, o la Valle dell'Hinnom, era un luogo vicino a Gerusalemme dove si bruciavano le immondizie. Una volta era stato il sito di un culto al dio Moloch che comportava sacrifici umani.
Se Gesù parla così, è perché vuole tentare tutto per penetrare la loro corazza indurita.

Invece, quando si trova di fronte persone che si credono lontano da Dio - una donna adultera, un ricco pubblicano - ha soltanto parole di accoglienza e comprensione.

Il peggiore dei controsensi, allora, è appoggiarsi sulle parole severe di Gesù per fare paura, e usare questa paura per arrivare ai propri fini, fossero anche spirituali.

Chi agisce in questo modo propone una caricatura di Dio che allontana dalla fede vera.

Il fatto che Gesù evochi talvolta la possibilità per l'uomo di perdersi si spiega in realtà con la sua sete ardente di comunicare l'acqua viva dello Spirito ad ogni essere umano, con la sua certezza che la vera felicità si trova unicamente in una comunione d'amore con suo Padre.