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Giuseppe Di Fini

Il più giovane presidente di un'associazione antimafia

Ragazzo dalle idee molto chiare. Ispirandosi a due modelli come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si è buttato nell'impegno contro la mafia siciliana.

Ritratto di Soeren Kierkegaard Giuseppe Di Fini, il più giovane presidente di un'associazione antimafia.

Centuripe è un piccolo paese al centro della Sicilia, in provincia di Enna, a 40 chilometri da Catania e quasi 200 da Palermo.

Tutto inizia il 21 ottobre a scuola, in un'ora di lezione dove la professoressa titolare è assente e viene sostituita da una supplente. La lezione viene proposta da Giuseppe Di Fini, brillante ragazzino di 12 anni, da sempre animato da una grande stima per i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino trucidati dalla mafia.

E la mafia è l'argomento della lezione che, peraltro, si trasforma subito in un aperto dibattito voluto dallo stesso Di Fini e proseguito insieme ai compagni di classe.

L'argomento è di quelli impegnativi. Mafia e giustizia non sono proprio all'ordine del giorno tra ragazzini.

Eppure, Giuseppe Di Fini ha le idee molto chiare. Il dibattito in classe va avanti per un'ora, alla fine del quale, Giuseppe decide di costituire un'associazione antimafia. Nasce così l'ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA GIOVANILE.

Nei giorni seguenti parla con i compagni e ad uno ad uno li convince a far parte dell'associazione. Ne "arruola" una ventina, tutti tra i dodici e tredici anni. Lui diviene il più giovane presidente di un'associazione antimafia.

Nonostante l'età giovanissima, i ragazzi sono ben più maturi di quanto dica l'anagrafe. Periodicamente si ritrovano in un piccolo locale di uno scantinato – concesso loro in prestito gratuito da una "nonna" – privo però di corrente elettrica. È la loro sede dove svolgono attività all'insegna della legalità, dell'antimafia e contro ogni tipo di pizzo, ma anche contro ogni forma di bullismo giovanile che – dice Giuseppe – è la prima forma di mafia.

"L'associazione – dice Giuseppe – si prefigge di lanciare un messaggio sano soprattutto ai ragazzi, perché deve partire da loro l'educazione antimafiosa". I modelli a cui si rifanno i ragazzi, sono i giudici Falcone e Borsellino e l'Associazione Addiopizzo di Palermo. "Butta la pistola e dona una caramella", è un loro slogan a cui ne fa seguito un altro: "È più facile puntare una pistola per chiedere una manciata di euro, che guadagnarseli con sudore e onestà".

I ragazzi si occupano anche di un giornalino, La Gazzetta dei non boss...e inoltre ogni anno preparano un questionario antimafia che serve – dice il presidente dell'associazione – "a misurare il tasso di mafiosità e di legalità del territorio".

Il questionario viene poi consegnato con un porta-a-porta ai commercianti e imprenditori che lo restituiscono compilato.

L'associazione, apolitica e apartitica, non fruisce di alcun finanziamento pubblico o privato, "per evitare - dice Giuseppe Di Fini - ogni tipo di strumentalizzazione".

(tratto da Letterio Pomara, E' la più giovane associazione antimafia del paese del 25 aprile 2008, in www.antimafiaduemila.com)