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"In principio era la Parola"

Il modello e l'esempio di ogni comunicazione si trova nella Parola di Dio.

"Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Lettera di San Paolo agli Ebrei 1,1): Il Verbo incarnato ha stabilito un nuovo patto tra Dio e il suo popolo - un patto che unisce anche noi in comunione gli uni con gli altri".

(da "I mezzi della comunicazione sociale: al servizio della comprensione tra i popoli", Giovanni Paolo II)

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Frequenza giusta. Per un uso intelligente delle nuove tecnologie

Il mondo digitale è pieno di messaggi, di musica rock a sfondo satanico ai quali soprattutto i giovani sono esposti e a cui spesso attingono per occupare i propri spazi di solitudine; è la porta verso la droga, l'alcool, il sesso sfrenato, la violenza e la sopraffazione, l'adesione a sette anche sataniche; la porta verso la distruzione interiore di sé.

"Diventa decisivo - dice McLuhan - intendere bene e sintonizzarsi sulla frequenza giusta".

Il 31 dicembre 2010 si sono commemorati trent'anni dalla scomparsa del sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan, uno dei più grandi teorici della comunicazione e dei media; a lui si devono concetti come "villaggio globale" e "il mezzo è il messaggio".

Quando ancora non esisteva Internet come fenomeno di massa, egli già intravedeva i possibili scenari, positivi ma anche problematici, nel rapporto fede-comunicazione:

«Oggi, grazie all'informazione elettronica, alla rapidità delle comunicazioni e ai satelliti, il cristianesimo è alla portata di ogni uomo. Tutti gli abitanti della terra possono, per la prima volta nella storia, accedere istantaneamente e contemporaneamente alla fede cristiana… Sotto l'aspetto tecnico, l'epoca in cui viviamo è senz'altro favorevole all'Anticristo… ciascuno può sintonizzarsi all'istante sulla frequenza di un nuovo Cristo e scambiarlo per il Cristo autentico... diventa decisivo intendere bene e sintonizzarsi sulla frequenza giusta».

Recenti studi sul satanismo confermano che l'intuizione di McLuhan sull'Anticristo non è poi così peregrina.

"Frequenza giusta" possono essere i media in grado di catturare l'attenzione ed il consenso su percorsi aperti alla speranza, alla giustizia, alla fede. "Frequenza giusta" può essere l'esperienza del giornalista Marco Palmisano, colpito alcuni anni fa anni da una dolorosa malattia, che scrive che mai avrebbe pensato di trovare la salvezza fisica e anche Giovanna, l'amore della sua vita, attraverso un sito web: "se non mi fossi fidato di internet, a questo punto, non sarei né sulla strada della guarigione, né su quella della gioia".

Le problematiche indotte dai nuovi media sono molteplici: oltre alla facilità di incontrare contenuti distruttivi, ci si deve interrogare se essi possono arrivare a spersonalizzarci, a dominare la nostra personalità, a limitare o annientare le nostre capacità di relazioni autentiche. Le maggiori criticità possono manifestarsi con gli strumenti interattivi: social network, forum, chat.

Chattare, ad esempio, significa comunicare e incontrarsi?

Don Paolo Padrini, inventore di iBreviary, interpellato su questo tema, risponde che l'ambiente della chat è un luogo complesso dove le interazioni comunicative non sono di facile comprensione. Ma in quale luogo non esistono complessità comunicative o rischi di incomprensioni dialettiche? E dove la "verità comunicativa" è totalmente e definitivamente tutelata? Ogni luogo può essere luogo di incontro o di scontro, approfondito o superficiale, di relazione o di disgregazione relazionale. Per le comunità virtuali e le chat ci vuole verità e serietà. Non ci si deve stare per gioco: le relazioni non sono mai un gioco.

Nel Messaggio per la 45^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali per il 2011, Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale, il Pontefice invita credenti e ogni persona di buona volontà ad unirsi con fiducia e con responsabile creatività nello spazio virtuale della rete "non semplicemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana".

Il recente documento della Cei Educare alla vita buona del Vangelo - orientamenti pastorali 2010-2020 - è incentrato sull'educazione. È questa, a mio avviso, la strada maestra per affrontare il mondo digitale con serenità e senza chiusure preconcette. Il cammino ormai è segnato e non si può attuare la politica dello struzzo. L'unica via è educarsi ed educare ad entrare in questo mondo, a percorrerlo e a maneggiarlo con padronanza, verità, serietà e coscienza di sé.

C'è un flusso costante di processi comunicativi che richiedono l'educazione a un buon "ambientamento" più che l'apprendimento di tecniche. La sfida non è tanto su come "usare" bene Internet, ma su come "vivere" bene questo tempo. L'approccio educativo deve puntare a educare le persone a conoscere la realtà che ci circonda e a stringere relazioni significative, anche grazie ai social network e alla convergenza dei media, e non "nonostante" queste cose. Questo ha anche a che fare con la missione della Chiesa perché ha a che fare con la persona umana, con la famiglia e la società.

Qualcuno ha definito la nuova generazione con il termine "nativi digitali" per la rapidità con cui apprendono l'utilizzo delle nuove tecnologie per comunicare. Howard Rheingold, il saggista americano autore del termine "comunità virtuale", teorizza sui flash mobs e sulle smart mobs: folle-lampo e adunate di giovani che dalla rete - tramite cellulari e pc - si fanno in carne ed ossa, come i rave-party che talora finiscono in tragedia per le droghe e l'alcool.

È la società degli adulti che ha la responsabilità di dare forma a questo ambiente, soprattutto nei confronti dei ragazzi. Spesso i genitori mettono i figli davanti ai computer e li lasciano navigare liberi. Non condividono questo mondo con loro ma lo giudicano a distanza senza veramente conoscerlo. Non servono tanto connessioni protette, ma piuttosto sedersi accanto a loro e partecipare, educandoli.

Giovanni Paolo II definì i mezzi di comunicazione sociale "il primo Areopago del tempo moderno" .

Si tratta di "dare un'anima" a questi strumenti; fornendo contenuti valoriali, ma soprattutto suggerendo un modo "più umanizzante" nel loro utilizzo, un uso che sia casa abitabile anche per la nostra anima di persone; un uso coerente, serio, rilevante e positivo, che possa essere davvero "testimoniale" nei confronti dell'uomo, non inteso come "homo digitalis", ma come Figlio di Dio, amato dal Padre.

Concludo con le parole cariche di speranza che Benedetto XVI, nel messaggio per la 43^ Giornata mondiale della comunicazioni sociali Nuove tecnologie, nuove relazioni, rivolge ai giovani, a quei giovani che il sociologo Bauman ha recentemente definito "barbari hi-tech":

"Sappiate farvi carico con entusiasmo dell'annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s'è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l'umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l'amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l'unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l'identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi!"
Angela Silvestri