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Alcune riflessioni sulla comunicazione
Nell'ambito della nostra società "liquida", il comunicare acquista tutto il suo peso: può essere che qualcuno si ponga più facilmente alla ricerca di senso, sperando di incontrare o individuare un'àncora a cui aggrapparsi per trovare qualcosa che meriti d'essere trovato e magari condiviso.
11 settembre 2001, ore 8,46 (ora di New York): l'attentato più impensabile della storia avviene sotto gli occhi del mondo; i mezzi di comunicazione possono trasmettere l'avvenimento praticamente in diretta.
Nei giorni successivi - tra appelli, proclami, dichiarazioni, comunicati, notizie, minacce e timori di aggressione contro simboli dell'informazione e dell'economia - risulta chiaro come la comunicazione costituisca uno strumento fondamentale e terribile, forse il più potente.
Si dice che molti testimoni oculari, quasi per trovare una conferma a ciò a cui avevano assistito, fossero corsi nelle loro case o uffici per verificare attraverso la TV o su internet quello che avevano visto con i propri occhi.
Questo capovolgimento è forse l'espressione culminante di un processo in atto, dove la comunicazione ha raggiunto il centro dei meccanismi sociali, concorrendo a modificare le culture e persino le strutture di funzionamento della nostra mente.
La comunicazione è diventata lo strumento di intervento predominante nelle azioni sociali, politiche, economiche, belliche. La necessità maggiore delle società e dei gruppi sociali - culturali, religiosi, politici, economici - è oggi diffondere informazioni, notizie, messaggi, immagini ad ampio raggio a cui è impossibile sottrarsi, ma che hanno tuttavia sempre più bisogno di essere interpretati e rielaborati.
Siamo di fronte a quello che viene comunemente definito primato della comunicazione, particolarmente di quella mediata.
Imprese e istituzioni investono nella comunicazione risorse sempre più consistenti, in un processo dove sono decisivi la quantità di informazioni, la velocità nella trasmissione dei messaggi, la qualità e l'attrattività della forma e dei contenuti.
Lo stesso concetto di comunicazione sta subendo una trasformazione profonda: esso esprime forse, più che un concetto definito, una sorta di aspirazione verso la pratica sociale del comunicare, del mettersi in relazione, che oggi pare in crisi. Di qui nasce quel senso generalizzato di insicurezza e di disagio così diffuso nella nostra società.
Tutti parlano di comunicazione, ma spesso si rischia di non cogliere il nucleo di ciò che essa rappresenta, degli interrogativi che pone, della capacità di riflessione e di analisi che richiede, specialmente quando ci si riferisce alla comunicazione di massa, e soprattutto a quella telematica (Internet) che è con tutta probabilità la forma che più influenza ogni altro tipo di comunicazione (cfr. Maria Carmen Belloni, La comunicazione mediata).
In una società dell'incertezza, povera di garanzie e di sicurezze, passa una comunicazione che spesso non è né positiva né rassicurante, e che non va sottovalutata.
Proprio nell'ambito della nostra società, definita dal sociologo Zygmunt Bauman "liquida", senza punti fermi, il comunicare acquista tutto il suo peso: può essere che qualcuno si ponga più facilmente alla ricerca di senso, sperando di incontrare o individuare un'àncora a cui aggrapparsi per trovare qualcosa che meriti d'essere trovato e magari condiviso.






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