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"In principio era la Parola"

Il modello e l'esempio di ogni comunicazione si trova nella Parola di Dio.

"Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Lettera di San Paolo agli Ebrei 1,1): Il Verbo incarnato ha stabilito un nuovo patto tra Dio e il suo popolo - un patto che unisce anche noi in comunione gli uni con gli altri".

(da "I mezzi della comunicazione sociale: al servizio della comprensione tra i popoli", Giovanni Paolo II)

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E venne in mezzo a noi ... il perfetto Comunicatore

Non si può negare che Gesù abbia influenzato la storia in modo strasordinario, fino a farla dividere in due: "prima" e "dopo" Cristo. Il caso-Gesù rappresenta un'applicazione così spontanea ed efficace degli accorgimenti tecnici studiati dalle scienze della comunicazione tale da farne un modello per ogni comunicatore.

Lo dice l'istruzione pastorale Communio et progressio al n. 11. Una tale espressione suscitò al momento consensi e perplessità, ma aprì tuttavia le porte alla novità teologica del rapporto fra teologia e comunica-zione. Da quel momento si sono moltiplicate le indagini per discutere la tesi di fondo, ma anche per rileggere l'evento Cristo alla luce di questa nuova categoria.

Cristologia e comunicazione a prima vista paiono realtà estranee, ma un qualcosa di profondo le unisce. In che misura si può affermare che la cristologia è base per una teologia della comunicazione, che Cristo fu un comunicatore, che addirittura può essere visto come modello per ogni comunicazione?

Secondo la teologia della comunicazione.

Seguendo un percorso cristologico è possibile cercare di comprendere in che modo Cristo è "canale di comunicazione tra Dio e l'umanità" attraverso la mediazione della Chiesa.

Il vertice della comunicazione si raggiunge con la resurrezione, quando l'amore espresso dal crocifisso viene comunicato alla Chiesa come amore che permette la forma più intima di unione tra i discepoli di ogni tempo. Per capire quella morte come donazione di amore e comunicazione di vita, dalla resurrezione si deve risalire alla croce e, ancor prima, all'attività messianica di Gesù di Nazaret.

Con i suoi gesti e le sue parole - le parabole, i miracoli, anche le controversie - egli si presenta come un messaggero inviato da Dio per rivelare il suo amore al mondo, parla come un uomo pienamente inserito nelle concrete condizioni del suo popolo, si adatta con squisita umanità al modo di pensare e alla mentalità della sua gente, ma rivela anche la coscienza di essere più che un profeta, il Figlio di Dio, l'unico che può rivelare ciò che il Padre gli ha detto.

Dalla fede nella risurrezione, risalendo attraverso la morte di Gesù alla sua attività messianica, si raggiunge il mistero stesso della Trinità dove le divine Persone si comunicano l'una alle altre in modo da costitui-re il massimo dell'unità nel massimo della distinzione personale. La Trinità è la perfetta comunicazione. Dio comunica con gli uomini perché la sua vita intima è costituita da tre Persone che vivono in totale, infinita, eterna comunione. Ogni teologia della comunicazione è quindi in definitiva una cristologia.

La coscienza che Gesù ha di se stesso rispecchia la sua identità, espressa dalla Chiesa con il dogma dell'incarnazione: divinità e umanità si incontrano e si comunicano in modo così intimo perché Dio e l'uomo in Gesù sono un'unica e identica persona. Incarnandosi Gesù assume tutto l'umano.

L'incarnazione esprime la massima comunicazione di Dio. Gesù stesso è il "perfetto comunicatore" del Padre. Fra il Gesù storico e la seconda Persona della Trinità non ci possono essere equivoci. È vero Dio e vero uomo, uomo che comunica ed è comunicato, che esprime il suo tempo, ma che è capace di sprigionare una forza comunicativa tale da porlo in dialogo con gli uomini di tutti i tempi (cfr. Lambiasi, Tangorra, Cristologia e comunicazione).

Le vie comunicative della fede in Gesù sono sostanzialmente tre:

  • La storia, luogo ove avviene l'incontro di Dio con l'uomo;
  • la parola e la testimonianza: la parola resta uno dei massimi segni espressivi dell'uomo, e nel discorso della testimonianza appare il legame fra realtà e linguaggio;
  • L'amore: l'autocomunicazione di Dio testimonia il suo amore per gli uomini ed è la chiave di lettura per focalizzare origine, contenuto e fine della comunicazione divina. È tipico dell'amore scendere al livel-lo dell'amato, manifestarsi a lui attraverso segni e adattarsi alle sue esigenze. L'amore porta Dio a realizzare l'alleanza come incontro personale nel contesto di una comunità e di un popolo; l'amore conduce Cristo a intraprendere il cammino della testimonianza fino alla croce; e i discepoli nel petto squarciato e nel dono dello Spirito hanno letto l'amore (cfr. Mimmo Iervolino).

Secondo le scienze della comunicazione

Ogni comunicazione, ogni tipo di linguaggio (parlato, visivo, ecc.) ha propri codici e regole, ma questi non sono sufficienti a farlo esistere; perché il linguaggio esista occorre qualcuno che lo usi e lo metta in discorso: chiameremo questo discorso enunciato, e l'atto del produrlo enunciazione. L'enunciazione, fondamentale in ogni comunicazione, va sempre in coppia con l'enunciato, che è il suo risultato.

Nell'enunciazione c'è uno sforzo, individuale o collettivo, che spesso richiede molta preparazione e molto investimento. Dell'enunciazione fa parte anche l'aspetto della recezione. L'enunciato è un "ritaglio" tra l'enunciazione e la recezione.

Anche secondo le scienze della comunicazione uno dei più alti casi di enunciazione-enunciato/recezione, in quanto ad efficacia ed ampiezza, riguarda Gesù. Sono molti gli studiosi che individuano nella comunicazione di e su Gesù il vertice degli atti comunicativi.

Potremmo così rappresentare questo concetto:

Tutta l'attività di enunciazione (A) sull'enunciato Gesù si espande e continua in qualche modo ad essere recepita (B). L'enunciato-Gesù, spesso collocato in uno spazio e in un tempo diversi da quello dell'atto di enunciazione (fenomeno di distacco spazio-temporale detto débrayage), è capace di produrre profondi cambiamenti. L'antropologo Lévy-Strauss parla a questo riguardo di efficacia simbolica, potente strumento utilizzato spesso anche dalla pubblicità o dalla propaganda politica.

Non intendo ora soffermarmi su questo, ma non si può negare che l'enunciato-Gesù abbia prodotto nel corso dei secoli una recezione talmente straordinaria da far dividere la storia in due: "prima" e "dopo" Cristo. Il caso-Gesù rappresenta dunque un'applicazione così spontanea ed efficace degli accorgimenti tecnici studiati dalle scienze della comunicazione tale da farne un modello per ogni comunicatore.

(Angela Silvestri)