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La Notizia e le notizie
Fino a ieri la ricchezza era misurata dal valore dei beni e dalla capacità di veicolarli; oggi è misurata dal possesso delle informazioni e dalla capacità di veicolarle.
Di qui, la lotta per avere il controllo sulle informazioni, e il quotidiano bombardamento di notizie a cui siamo sottoposti.
Ma esiste un altro tipo di comunicazione, che non è solo una tecnica, ma anzitutto un atteggiamento del cuore. Che c'è di più bello e buono che
comunicare, tra le tante notizie, "La notizia Gesù"?
Le notizie
Fino a ieri la ricchezza era misurata dal valore dei beni e dalla capacità di veicolarli; oggi è misurata dal possesso delle informazioni e dalla capacità di veicolarle. Di qui, la lotta per avere il controllo sulle informazioni, e il quotidiano bombardamento di notizie a cui siamo sottoposti.
Si crede spesso che le notizie corrispondano alla realtà, ma non è così. Nessun messaggio è neutro, ma trasporta valori e significati che vanno al di là del puro testo.
I messaggi hanno due livelli di comunicazione: il testo e la sua interpretazione. La comunicazione è data dalla complessità dei significati che stanno al di sotto dei segni, dei messaggi.
Oggi conta di più la modalità di comunicazione della notizia che non il messaggio in sé. Si può comunicare una realtà costruita che viene consumata come vera.
I messaggi che ci piovono addosso vanno quindi continuamente sottoposti ad analisi critica per decodificarli correttamente; ma per controllare i processi di comunicazione occorre conoscerne i meccanismi. Nella nostra società la capacità di decodifica è molto ridotta, è più emozionale che razionale, per cui spesso si prende per vero ciò che è soltanto verosimile. Allora, come leggere le notizie? Come interpretarle?
Nel processo comunicativo delle notizie intervengono diversi fattori che ne influenzano l'interpretazione:
a) L'identità del giornalista. Se facciamo raccontare a più persone lo stesso fatto ne vengono fuori racconti molto differenti tra loro. Ciascuno ricorda ciò che crede di ricordare, in base a meccanismi che hanno come referente la sua storia personale. Anche il giornalista più onesto introduce nel processo di costruzione della notizia elementi che fanno riferimento alla sua storia; ne dimentica alcuni e ne privilegia altri che sono la ricaduta diretta del suo vissuto, delle sue emozioni. L'obiettività è minata in partenza, perché si inserisce la soggettività. Il giornalista opera necessariamente una selezione e una discrezionalità nella lettura della realtà, nello scegliere le notizie e nel modo di comunicarle.
b) L'identità del contenitore (testata di tv, giornali, radio …) immette un ulteriore elemento di distorsione. La comunicazione di una notizia è un percorso interattivo; è il risultato di una sorta di complicità - definita da Umberto Eco cooperazione interpretativa - tra chi comunica e chi riceve; costui collabora al processo di comunicazione leggendo la notizia con una valenza diversa a seconda del contenitore da cui proviene. Il lettore ha un'aspettativa che attribuisce al contenitore un plus-valore, una pre-identità, e interpreta il messaggio in base a questa aspettativa. Abbiamo una predisposizione mentale per cui, consciamente o inconsciamente, comprendiamo "altro" da quello che appare. Su questo si basa la manipolazione, che filtra attraverso la presunta neutralità del ricevente e del contenitore.
c) Questi due elementi intervengono poi all'interno di un contesto. In contesti diversi lo stesso fatto viene presentato in pagine e con titoli e diversi.
d) Il processo informativo è attivato da una notizia. Che cos'è la notizia? Un insieme di informazioni relative ad un dato fatto; non è "la verità", "un fatto importante", ma "la cronaca di un fatto importante", "l'informazione su di un fatto". Ci sono più livelli di lettura: la lettura della realtà non è la realtà.
Non tutti i fatti rilevanti hanno identità e forza sufficiente per diventare notizia. Un quotidiano comunica 150-180 notizie; un telegiornale 25-28 notizie. Com'è possibile che la storia del mondo sia concentrata in 25-28 notizie? C'è un enorme processo di selezione. C'è una parte infinita del mondo che è ignorata.
Comunicare notizie presuppone l'esistenza di un pubblico e la necessità di rispondere a un suo interesse.
È il giornalista che decide se un "fatto" diventa "notizia". Si parla in proposito di notiziabilità o valore-notizia. Il fatto diventa notizia in funzione dell'interesse da parte del pubblico, interesse forse già indotto dai media stessi. Lo dimostrano le cronache attuali sui tragici fatti di Avetrana. Altri fatti, magari più rilevanti, ma che coinvolgono meno emotivamente il pubblico, vengono presto abbandonati dai media.
e) Dietro la notiziabilità ci sono poi sempre interessi economici - dominati dalla pubblicità che impone ai media le sue regole - e spesso anche politici. L'opinione pubblica, influenzata dai mezzi di comunicazione, riceve un messaggio sapientemente articolato in modo da trasmettere informazioni finalizzate ad "altri interessi", diversi da quello della pura informazione.
La tensione etica del giornalista si deve misurare con il sistema della struttura informativa che, a causa dei fattori economici e di pressioni da parte di poteri forti, cede a certi interessi piuttosto che ad altri.
f) C'è ancora un principio fondamentale: la velocità della comunicazione è indifferente alla qualità dell'informazione, che diventa secondaria o nulla. Con la Tv e con Internet le notizie viaggiano praticamente in tempo reale. La velocizzazione è dare tutto, subito. Ma subito, si comunica l'apparenza, non una notizia precisa e verificata. Semmai, nella verifica dell'informazione si attiverà poi il giornalismo scritto.
Il giornalista televisivo è sottoposto alla pressione della struttura comunicativa che impone il meccanismo dell'effetto consumato che crea nella nostra percezione una distorsione della realtà, ancora più marcata quando c'è il contorno delle immagini; l'immagine va dagli occhi al cuore, e il lettore fa più fatica a distaccarsi; il percorso corretto dell'informazione dovrebbe invece essere: occhi " cervello.
È un meccanismo usato abbondantemente anche per le comunicazioni politiche. C'è il non vero o l'approssimativo.
Intanto, l'effetto è consumato. Ecco la manipolazione.
La (bella) notizia
Ma esiste un altro tipo di comunicazione, che non è solo una tecnica, ma anzitutto un atteggiamento del cuore. In un'arena come quella descritta, acquista tutto il suo peso immettere semi di verità e di speranza.Che c'è di più bello e buono che comunicare, tra le tante notizie, "La notizia Gesù"?
Ci si pone certo da una prospettiva di credente, ma con una comunicazione che non è manifestazione di pura soggettività; chi comunica sa che le ragioni del suo credere appoggiano anche su referenti esterni: la documentazione storica, biblica, teologica, soprattutto la testimonianza di schiere di altri credenti.
Il contenitore cercherà sì di attivare la complicità del lettore risvegliando in lui domande di senso, ma non vi sono interessi "altri" se non quello di rispondere a questo bisogno, collaborando alla sua gioia e felicità.
Angela Silvestri





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