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"Chi è il mio prossimo?"
(Vangelo di Luca 19,29)
«MAESTRO, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?», chiede a Gesù uno scriba, per poter "esaminare" la bontà della sua dottrina.
Gesù lo rimanda alla Legge, che prescrive di amare Dio in modo ineguagliabile e il prossimo come se stessi. Ma lo scriba controbatte: «Chi è il mio prossimo?».
Gesù risponde con la parabola del buon samaritano.
Ma in finale Gesù pone una domanda ben più importante, in quanto coinvolge direttamente l’interlocutore:
«Chi è stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Ossia: «Come puoi tu diventare prossimo degli altri?».
Anziché definire «Chi sia il prossimo», Gesù esorta a «farsi prossimo», sull’esempio del buon Samaritano che, mettendosi dalla parte di chi ha bisogno, diventa prossimo.
La fraternità predicata da Gesù trova il suo emblema nel Samaritano.
Allora tutti, anche il sacerdote e il levita, preoccupati della purità rituale, devono sapere che si ama Dio solo se si passa attraverso l’amore del prossimo.
Nel suo Figlio Dio si è avvicinato all’uomo.
Anzi la sua Parola, facendosi carne,
abita tra noi e in noi.
Come buon Samaritano
egli cura le sofferenze e le miserie degli uomini.
Per ereditare la vita eterna bisogna salire verso l’amore degli altri.
cfr. Sergio Gaspari, smm





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