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"Se uno vuol essere il primo sia l'ultimo..." (Mc 9)
GESÙ, nel Vangelo di oggi, si confida con i suoi amici, parla delle sue preoccupazioni: ormai sa che le cose potrebbero precipitare.
Non sono bastati i suoi discorsi, il suo modo nuovo e sereno di parlare di Dio, non sono bastati i segni strepitosi, non è bastato il suo volto sorridente.
Le cose hanno preso una piega inattesa, devastante.
Gesù, turbato, è disposto ad andare fino in fondo al suo disegno d'amore, è disposto a donare la sua vita.
Intorno a sé Gesù ha gli apostoli: con loro ha condiviso tre anni della sua vita, giorno e notte. Sono amici, discepoli, sono compagni, da loro Gesù si aspetta una parola, un incoraggiamento.
E invece nulla, un imbarazzato silenzio e, dopo, un discorso da far accapponare la pelle: «Avevano discusso tra loro di chi fosse il più grande».
Gesù parla della sua morte e loro stanno distribuendosi i posti, litigano sui privilegi, misurano le priorità.
E Gesù, l'immenso Gesù, il Rabbì Gesù, questo Dio paziente e misericordioso, ancora una volta si mette da parte, non pensa al suo dolore, insegna: «Tra voi non sia così...».
E noi, oggi, discepoli del Terzo Millennio, quale Maestro vogliamo seguire e consolare?
Paolo Curtaz in "La Domenica"





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