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Sfogliando la Bibbia:

lampada, acqua viva, spada

La parola di Dio si autodefinisce nella Bibbia con tre simboli:

  1. lampada Una lampada su un sentiero buio.
    "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 119, che vede l'esistenza dell'uomo come una strada avvolta nella tenebra).

  2. La pioggia che scende dal cielo su un terreno arido e stepposo.
    pioggiaIl profeta anonimo detto Secondo Isaia descrive il panorama della Palestina come una luce che abbaglia, una distesa arida e screpolata e qualche magro ritaglio di terra coltivata. Ma a primavera e in autunno su questo scenario di fuoco e caldo si stende il velo della pioggia e la terra è percorsa da un brivido di vita. Così è la storia di un popolo morto fecondato dalla parola divina: "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza avela fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me - dice il Signore - senza aver operato ciò che desidero, senza aver compiuto quello per cui l'avevo inviata" (Is 55,10-11).

  3. spada Una spada che penetra nella carne.
    L'autore della lettera agli Ebrei (4,12) vede ramificarsi nel popolo di Dio la stessa pericolosa tentazione che aveva colpito Israele nel deserto: quella dello scoraggiamento, dell'inserzia, della nostalgia. Ecco allora la provocazione violenta di una spada che penetra e sconvolge: "La parola di Dio è viva, efficace, più tagliente di una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore".

La Bibbia deve quindi trasformarsi per noi che la leggiamo in lampada, acqua viva, spada. Ma:

  • * non basta possedere la Bibbia, bisogna anche leggerla;
  • * non basta leggere la Bibbia, bisogna anche comprenderla e meditarla;
  • * non basta comprendere e meditare la Bibbia, bisogna anche viverla.

Gregorio Magno, in una lettera indirizzata ad un laico, il medico dell'imperatore, scriveva:

"Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo creatore. Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio perché tu possa più ardentemente desiderare i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima si accenda di amore per Dio e per il fratello"

La comprensione profonda della parola di Dio, parola incarnata in un tempo e uno spazio precisi, è come una conquista nei confronti di una cittadella fortificata nella quale si aprono molte brecce ma il cui centro sembra restare inviolato e misterioso. Lo scrittore medioevale Roberto di Deutz parlava di una lotta a corpo a corpo col libro sacro, simile a quella di Giacobbe (cfr Genesi 32): "Dolce lotta, più gioisa di una pace"

Se sfogliamo le pagine della Bibbia è più facile che ci incontriamo con rumori di guerre che non con la pace di un eremo silenzioso;
è più facile che vediamo una terra striata dal sangue e dalle ingiustizie che non il sogno dorato di un mondo celeste perfetto;
è più facile che nelle preghiere dei salmi ci scontriamo con l'eterno grido di protesta dell'uomo sofferente che non con la serena contemplazione della natura;
è più facile che ci imbattiamo nel brusìo delle strade e della vita quotidiana che non nelle altissime intuizioni della mistica.

La Bibbia è, quindi, l'intreccio tra Dio e la nostra storia; la pasqua del Cristo nasce dalla crocifissione, la vita sboccia dalla morte.

Lo scopo della Bibbia non è quello di celebrare un Dio lontano, ma un Dio incarnato che salva la nostra storia.

(cfr. Introduzione alla Bibbia di Gerusalemme di Gianfranco Ravasi, EDB)
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