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Chi ha paura di Darwin?
La religione cattolica non è contro l'evoluzionismo: tale questione è stata posta chiaramente
dall'enciclica "Humani generis" nel 1950 da parte di Pio XII,
e ripresa dopo il Concilio Vaticano II da Giovanni Paolo
II nel discorso ai partecipanti al simposio internazionale su
"Fede cristiana e teoria dell'evoluzione" (26 aprile 1985).
Un importante filone della teologia odierna più che di "prove" dell'esistenza di Dio preferisce parlare di "vie" che si
possono percorrere per spiegare la realtà esistente: questa sarebbe concepita come una realtà contingente priva di
un principio di sussistenza proprio, e che quindi per "esserci" richiederebbe un "continuo atto creativo" da parte di Dio.
Si è fatto un gran parlare dell'evoluzione in questi mesi, anche a seguito dell'affermarsi negli Usa del movimento dei gruppi cristiani antievoluzionisti. Nel dibattito tra evoluzionisti e creazionisti, proponiamo alcune riflessioni sulla "causalità", insita in entrambe le teorie. Sul dibattito in corso proponiamo un estratto da una riflessione di Giorgio Straniero.
Chi ha paura di Darwin? Certamente non la Chiesa Cattolica, nonostante il gran parlare che se ne è fatto in questi ultimi tempi. [...]
La vera ragione del contendere non sta nel fatto che [gli scienziati atei] intendono la storia dell'universo come un processo dove agisce la sola causalità materiale, regolata da leggi fisiche oggettivamente deterministiche anche se imperfette sul piano della conoscenza, anzi costitutivamente probabilistiche sotto tale aspetto in quanto, come essi ammettono, non si può mai ritenere di avere una conoscenza completa della causalità di un fenomeno.
A tale proposito, due sono i riferimenti principali. Il primo è dato del "principio di indeterminazione", formulato da Heisenberg nel 1927, per il quale l'osservazione stessa in quanto tale produce un'alterazione dell'oggetto o del fenomeno preso in esame.
Il secondo, dalla strutturale possibilità di esistenza di "variabili nascoste", cioè non evidenziate sulla base degli strumenti di conoscenza nell'atto di elencare e di misurare le forze che agiscono in una determinata situazione sotto l'aspetto causale. In tal senso l'epistemologo Karl Popper, nell'opera "La logica della ricerca" del 1935, ha parlato di "falsificazionismo", per il quale il progresso scientifico consisterebbe proprio in una continua correzione delle leggi fisiche.
[...] Non solo non sussiste una incompatibilità tra l'evoluzionismo e la dottrina cattolica, ma anche e soprattutto [...] proprio l'esistenza di una catena causale oggettiva richiede razionalmente il riconoscimento dell'atto creatore da parte di Dio.
E' questa una delle cinque prove dell'esistenza di Dio formulate nel XIII secolo da san Tommaso d'Aquino, il più grande filosofo e teologo della storia della cristianità.
Nell'ordine delle cause, andando all'indietro non si può procedere all'infinito, ma è necessario riconoscere una Causa Prima, cioè Dio.
La scienza contemporanea indica tale necessario inizio con l'immagine del "Big Bang", cioè con la nascita dell'Universo da un punto privo di estensione.
Inoltre, riconosce che nell'assetto iniziale dell'Universo erano già predeterminate tutte le trasformazioni successive, in virtù delle leggi intrinseche ad esso.
Il passaggio al riconoscimento dell'atto creativo ad opera di Dio è di un'evidenza piena. Chi ha programmato l'Universo? La risposta non può che essere: Dio, Causa prima, creatrice.
Vi si può solo opporre la volontà di non credere. La vera questione è quindi quella della corrispondenza tra la storia umana come espressione di libertà e il piano provvidenziale divino.
(tratto da Giorgio Straniero, Ma l'evoluzionismo non è contro la fede, in "La Voce del Popolo" del 16 ottobre 2005)






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