Sei in:
- Home
- » Rubrica Attualità
- » Ingrid Betancourt: io perdono
- » Rubrica Attualità
Ingrid Betancourt: io perdono
Intervista a Ingrid a Lourdes: «Io perdono»
DI DOMINIQUE GERBAUD
E JEAN-CHRISTOPHE PLOQUIN
Dalle parole che l’ex ostaggio della Farc ha rilasciato ad alcuni media francesi cattolici
scaturisce il ritratto di una donna dalla fede rocciosa e provata con il fuoco.
« Sono stata trasformata dalla preghiera - ha detto al magazine 'Pèlerin' - .
Di fronte
alla violenza ci sono due strade: diventare vendicativi o seguire quello che Gesù ci
ha mostrato. Egli chi chiede: 'Ama il tuo nemico'. Ogni volta che leggevo la Bibbia,
sentivo che quelle parole erano rivolte a me, come se Lui fosse di fronte a me».
E al settimanale ' La Vie' ha confidato: « Durante tutti i miei anni di prigionia ho sentito
la mano di Dio su di me». (L. F.)
Nella giungla lei ha subito una violenza estrema da parte di persone che, come lei,
si dichiarano cristiane.
Poteva evocare con loro questo rapporto tra la loro fede e la violenza di cui erano portatori?
«Quando ci si trova in circostanze così estreme è molto difficile condividere la propria
fede con i propri carcerieri. Tutto ciò può trasformarsi molto velocemente in un
indottrinamento da parte loro.
Ora, le Farc vivono in un unico ambito, quello dell’indottrinamento. Ogni giorno i giovani
dovevano seguire e subire quello che chiamano 'la classe'.
In base al mio carattere non ho la vocazione né a far parola né ad intavolare discussioni».
Ai suoi occhi la violenza che subiva poteva avere una risposta cristiana? Ha cercato forme di azione non violenta?
«La sola risposta alla violenza è una risposta d’amore. Questa risposta d’amore, questo
atteggiamento non violento, per me, è stato cristiano dato che sono di fede cattolica,
ma tutto questo avrebbe potuto essere buddista o musulmano.
Ciò che ho scoperto è che
si può essere condotti ad odiare una persona. A odiarla con tutte le forze del nostro essere
e, allo stesso tempo, a trovare nell’amore il sollievo rispetto a questo odio.
Non si può amare qualcuno che vi fa del male. Ma si può trovare, e io l’ho trovato in Cristo,
un punto di appoggio, come un trampolino. Mi dicevo: 'Per Te, Signore, non dico che lo detesto'.
Il fatto di non aver sulla bocca queste parole di odio era un conforto.
Talvolta vedevo arrivare un guerrigliero crudele e spaventoso. Veniva a sedersi davanti a
me ed io ero capace di sorridergli».
Oggi lei ha iniziato un cammino di perdono rispetto ai suoi carcerieri?
«L’amore è necessario. Sì, ho cominciato un cammino di perdono. Sono riuscita a perdonare, e
non solo ai miei sequestratori.
Ho perdonato anche quelli che erano prigionieri con me, con i
quali talvolta ci sono stati momenti molto difficili.
Ho perdonato quei miei amici che non si
sono ricordati di noi, quelle persone sulle quali si fa affidamento e che sono mancate; quelle
persone che amavo e che hanno detto delle cose orribili, come, ad esempio, che 'questa
prigionia se l’è cercata'.
Perdono quanti dicevano: 'C’è la guerra, se è necessario che lei
muoia, vuol dire che ci sarà un numero in più nelle statistiche globali'. Così facendo, fanno
credere che la vita non è che un numero».
Lei dice spesso che la Vergine Maria è stata un sostegno permanente…
«Per me è stata fondamentale. In un’atmosfera di solitudine spirituale, nella quale tutto
attorno a voi non è altro che l’aggressività dei nemici, ho dovuto imparare a non reagire
come facevo prima. Ho dovuto apprendere il silenzio e ad abbassare la testa.
La sola persona
con la quale potevo parlare era la Vergine. Evviva Maria!».
Cosa sognava, la notte, durante il sonno?
«Ho sognato di scoprire i volti nuovi dei miei figli. E avevo paura del loro choc rispetto all’invecchiamento della mamma. Era un misto di felicità e paura. Oggi sono nel migliore dei mondi possibili. Ciò di cui avevo paura non si è verificato e quello che sognavo si è realizzato».
Come ha fatto a resistere?
«Ho trovato le forze perché vi devo tutto.
Perché voi avete sostenuto la mia famiglia.
Se non foste stati presenti accanto a loro, dove sarebbero andati?
E oggi è normale che voi
abbiate voglia di sapere. Io vi sono debitrice di questo. Troverei brutto che, dovendo tanto
ai media, chiudessi loro la porta, oggi.
Più tardi avrò la mia intimità. L’ho promessa ai
miei ragazzi. Ho chiesto loro di pazientare. Saremo tra noi, in famiglia.
Oggi diciamo
grazie».
Non teme che i colombiani la rimproverino di essere venuta così in fretta in Francia e di restarvi a lungo?
«Se io mi trovo qui in Francia e non in Colombia è perché ho un debito da pagare nei confronti
dei miei figli, della mia famiglia, dal momento che hanno sofferto molto. Sono stati trasformati
sia in positivo che in negativo. Ci sono così tante ferite da cicatrizzare!
Durante tutto questo tempo si sono fatti molti amici e anche molti nemici. Hanno voglia che io
li difenda. Bisogna che sentano che sono qui per loro, come uno scudo, per evitare che
soffrano.
Non ho più voglia che soffrano». [...]






gioire