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(Don't be afraid)
di Roberto Bignoli
copertina del CD: Don't be afraid

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Bisogna amare la terra sino in fondo, sino all'ultimo confine, cioè sino al cielo; e bisogna amare il cielo sino in fondo, sino all'ultimo confine, cioè sino alla terra. E allora capiremo che non sono due amori, ma un unico amore

Nikolaj Berdiaev, filosofo russo

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Oriana Fallaci, "atea cristiana"

Un testo che, anche se non sempre rispondente alla tradizione cristiana (ad esempio quando afferma che anche Gesù peccò), denota tuttavia una appassionata sete di un cristianesimo autentico che forse, purtroppo, la Fallaci non ha "visto" nei cristiani che ha incontrato.
ritratto di Oriana Fallaci

Io sono un'atea cristiana.

Non credo in ciò che indichiamo col termine Dio [...]. Tuttavia, ripeto, sono cristiana.

Lo sono anche se rifiuto vari precetti del cristianesimo. [...]

E lo sono perché il discorso che sta alla base del cristianesimo mi piace. Mi convince. Mi seduce a tal punto che non vi trovo alcun contrasto col mio ateismo e il mio laicismo. Parlo del discorso fatto da Gesù di Nazareth [...]. Il discorso, voglio dire, che scavalcando la metafisica si concentra sull'Uomo.

Che riconoscendo il libero arbitrio cioè rivendicando la coscienza dell'Uomo ci rende responsabili delle nostre azioni, padroni del nostro destino.

Ci vedo un inno alla Ragione, al raziocinio, in quel discorso. E poiché ove c'è raziocinio c'è scelta, ove c'è scelta c'è libertà, ci vedo un inno alla Libertà.

[...]

L'idea del Dio che diventa Uomo ossia l'idea dell'Uomo Dio, Dio di sé stesso. Un Dio con due braccia e che diventa due gambe, un Dio di carne che va in giro a fare o tentar di fare la Rivoluzione dell'Anima.

Che parlando d'un Creatore assiso in Cielo (sennò chi ascolterebbe, chi capirebbe?) si presenta come suo figlio e spiega che tutti gli uomini sono suoi fratelli, quindi a loro volta figli di quel Dio e in ed grado di esercitare la loro essenza divina.

Esercitarla predicando il Bene che è frutto della Ragione, della Libertà, distribuendo l'Amore che prima d'essere un sentimento è un ragionamento. Un sillogismo anzi un entimèma da cui deduci che la bontà è intelligenza e la cattiveria è cretineria.

Un Dio, infine, che il dramma dell'Etica lo affronta da uomo. Col cervello di un uomo, il cuore di un uomo, le parole di un uomo, i gesti di un uomo, ed altro che mitezza! Altro che dolcezza, tenerezza, lasciate che i pargoli vengano a me!

Come uomo prende a botte i farisei e i rabbini che fanno mercimonio della religione.

Come un uomo affronta il tema del laicismo: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel ch'è di Dio.

Come un uomo ferma i vigliacchi che stanno per lapidare l'adultera: chi è senza peccato scagli la prima-pietra.

Come un uomo tuona contro la schiavitù, chi aveva mai tuonato contro la schiavitù?!? Chi aveva mai detto che la schiavitù è inaccettabile rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuto, inammissibile inconcepibile?

Come un uomo, in breve, si batte.

Si rode, tribola, sbaglia, soffre, certamente pecca, e infine muore. Senza morire perché la vita non muore. Rinasce sempre, resuscita sempre, è eterna.

E, insieme al discorso sulla Ragione, l'idea della Vita che non muore è il punto che mi convince di più. Che mi seduce di più. Perché in essa vedo il rifiuto della Morte, l'apoteosi della Vita. La passione per la Vita che è cattiva, sì, mangia sé stessa, ma è Vita e il contrario della Vita è il nulla.

I principii, insomma, che stanno alla base della nostra civiltà.

Estratto da "La forza della ragione" di Oriana Fallaci

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